5 luglio 2012

Finale del LXVI Premio Strega: la cinquina

Oggi è forse uno dei giorni più importanti dell'estate editoriale italiana: stasera, a Villa Giulia (Roma), si terrà la finale del Premio Strega 2012. Creato nel 1947 all'interno del salotto letterario di Maria e Goffredo Bellonci, anche quest'anno il vincitore si assicurerà una simbolica bottiglia di liquore e una fascetta che senz'altro si tradurrà in migliaia e migliaia di copie vendute. Tra gli storici vincitori, ricordiamolo, figurano Ennio Flaiano, Cesare Pavese, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Elsa Morante, Dino Buzzati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Natalia Ginzburg. Negli ultimi cinque anni, il premio è stato portato a casa da Niccolò Ammaniti (Come Dio comanda), Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi), Tiziano Scarpa (Stabat Mater), Antonio Pennacchi (Canale Mussolini) ed Edoardo Nesi (Storia della mia gente).


Vediamo adesso i romanzi i cui autori si sono assicurati un posto in finale:


Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi (ed. Ponte alle Grazie), presentato con ben 93 voti:
«Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine inesorabile e Berlusconi si avvia a prendere il potere, uno scrittore trentenne cinico e ingenuo, sbadato e profondo assieme trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Su quel dedalo di carte racchiuso in un palazzone del quartiere Prati, regna una bisbetica Laura Betti sul viale del tramonto: ma l'incontro con la folle eroina di questo libro, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta friulano, equivale per il giovane a un incontro con Pasolini stesso, come se l'attrice di "Teorema" fosse plasmata, posseduta dalla sua presenza viva, dal suo itinerario privato di indefesso sperimentatore sessuale e dalla sua vicenda pubblica d'arte, eresia e provocazione. "Qualcosa di scritto" racconta la linea d'ombra di questo contagio e l'inevitabile congedo da esso - un congedo dall'adolescenza e da un'intera epoca; ma racconta anche un'altra vicenda, quella di un'iniziazione ai misteri, di un accesso ai più riposti ed eterni segreti della vita. Una storia nascosta in "Petrolio", il romanzo incompiuto di Pasolini che vide la luce nel 1992 e che rivive qui in un'interpretazione radicale e illuminante. Una storia che condurrà il lettore per due volte in Grecia, alla sacra Eleusi: come guida, prima il libro postumo di Pier Paolo Pasolini, poi il disincanto della nostra epoca - in cui può tuttavia brillare ancora il paradossale lampo del mistero.»


Il silenzio dell'onda di Gianrico Carofiglio (ed. Rizzoli), presentato con 70 voti:
«Da mesi, il lunedì e il giovedì, Roberto Marias attraversa a piedi il centro di Roma per raggiungere lo studio di uno psichiatra. Si siede davanti a lui, e spesso rimane in silenzio. Talvolta i ricordi affiorano. E lo riportano al tempo in cui lui e suo padre affrontavano le onde dell'oceano sulla tavola da surf. Lo riportano agli anni rischiosi del suo lavoro di agente sotto copertura, quando ha conosciuto il cinismo, la corruzione, l'orrore. Fuori, ma anche dentro di sé. Di professione fantasma, ha imparato a ingannare, a tradire, a sparire senza lasciare traccia. Una vita che lo ha ubriacato e travolto. Le parole del dottore, le passeggiate ipnotiche in una Roma che lentamente si svela ai suoi occhi, l'incontro con Emma, come lui danneggiata dall'indicibilità della colpa, gli permettono di tornare in superficie. E quando Giacomo gli chiede aiuto contro i suoi incubi di undicenne, Roberto scopre una strada di riscatto e di rinascita.»


Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi di Alessandro Piperno (ed. Mondadori), presentato con 68 voti:
«Inseparabili. Questo sono sempre stati l'uno per l'altro i fratelli Pontecorvo, Filippo e Samuel. Come i pappagallini che non sanno vivere se non sono insieme. Come i buffi e pennuti supereroi ritratti nel primo fumetto che Filippo ha disegnato con la sua matita destinata a diventare famosa. A nulla valgono le differenze: l'indolenza di Filippo - refrattario a qualsiasi attività non riguardi donne, cibo e fumetti - opposta alla determinazione di Samuel, brillante negli studi, impacciato nell'arte amatoria, avviato a un'ambiziosa carriera nel mondo della finanza. Ma ecco che i loro destini sembrano invertirsi e qualcosa per la prima volta si incrina. In un breve volgere di mesi, Filippo diventa molto più che famoso: il suo cartoon di denuncia sull'infanzia violata, acclamato da pubblico e critica dopo un trionfale passaggio a Cannes, fa di lui il simbolo, l'icona in cui tutti hanno bisogno di riconoscersi. Contemporaneamente Samuel vive giorni di crisi, tra un investimento a rischio e un'impasse sentimentale sempre più catastrofica: alla vigilia delle nozze ha perso la testa per Ludovica, introversa rampolla della Milano più elegante con un debole per l'autoerotismo. Nemmeno l'eccezionale, incrollabile Rachel, la "mame" che veglia su di loro da quando li ha messi al mondo, può fermare la corsa vertiginosa dei suoi ragazzi lungo il piano inclinato dell'esistenza. Forse, però, potrà difendere fino all'ultimo il segreto impronunciabile che li riguarda tutti...»


Nel tempo di mezzo di Marcello Fois (ed. Einaudi), presentato con 64 voti:
«Vincenzo Chironi mette piede per la prima volta sull'Isola di Sardegna - "una zattera in mezzo al Mediterraneo" - nel 1943, l'anno della fame e della malaria. Con sé ha solo un vecchio documento che certifica la sua data di nascita e il suo nome, ma per scoprire chi è lui veramente dovrà intraprendere un viaggio ancora più faticoso di quello affrontato col piroscafo che l'ha condotto fin li. A Nuoro trova ad attenderlo il nonno, Michele Angelo maestro del ferro, che gli farà da padre e da complice in parti uguali -, e soprattutto sua zia Marianna, che vede nell'inaspettato arrivo del nipote l'opportunità per riscattare un'esistenza puntellata dalla malasorte. Anni dopo, quando ormai a Nuoro la presenza di Vincenzo Chironi sembra scontata, naturale come il mare e le rocce, la forza del sangue torna a far sentire il suo richiamo. Perché quando Vincenzo conosce Cecilia, che ha "gli occhi di un colore che non si può spiegare", innamorarsi di lei gli sembra l'unica cosa possibile. Anche se è promessa sposa di Nicola, con cui lui è mezzo parente... Se è vero che "la disobbedienza chiama il castigo", forse è anche vero che quell'amore è l'ultimo anello di una catena destinata a non aver fine. Dopo l'epopea di "Stirpe", Marcello Fois - con una lingua capace di abbracciare l'alto e il basso, e di potenziare lo scorrere del tempo - dipinge un mondo in cui i paesaggi sono vivi come i personaggi che li abitano.»


La colpa di Lorenza Ghinelli (ed. Newton Compton), presentato con soli 38 voti:
«Estefan nasconde un segreto inconfessabile, un macabro ricordo d'infanzia che lo perseguita. Forse si è macchiato di un crimine atroce, oppure è vittima di una memoria bugiarda, che distorce la realtà. Ma nella realtà, qual è la colpa per cui sua madre e suo padre hanno smesso di amarlo? Anche Martino, il suo migliore amico, custodisce un terribile segreto, una verità sconvolgente che nessuno deve conoscere. Il male che condividono li ha resi complici. Il male che condividono li ha uniti in un legame indissolubile. Non si confidano, chiusi in un silenzio che saranno costretti a infrangere solo quando il passato minaccerà di tornare. Finché un giorno la strada di Estefan si incrocia con quella di Greta, una bambina di appena nove anni che ha perso entrambi i genitori. Cresciuta in campagna, circondata da una decadente periferia industriale, vive come prigioniera nella casa del nonno. Il loro incontro, figlio dell'ennesimo episodio violento, sarà il primo passo verso la redenzione. "La colpa" è un romanzo graffante e diretto che parla del dolore dell'infanzia ignorato dal mondo adulto e della possibilità di riscattarsi, nonostante tutto.»


La serata inizierà alle ore 19, per cui conosceremo presto il nome del vincitore. Sicuramente il premio non ha più la valenza che possedeva cinquant'anni fa: basti ricordare gli annuali giochi di influenza e raccomandazione che conducono in finale quasi esclusivamente libri pubblicati dai maggiori gruppi editoriali. Quest'anno la sorpresa, tanto più che è il favorito, è proprio Qualcosa di scritto, pubblicato da una casa editrice minore, cui spontaneamente vanno la mia simpatia e il mio supporto.
Cosa ci dite, voi, lettori della Stamberga? Ne avete letto qualcuno? A chi vanno le vostre simpatie e le vostre previsioni?



Edit: il premio è andato ad Alessandro Piperno con il suo Inseparabili, con 126 voti (due soli punti di distacco da Emanuele Trevi).

3 Commenti a “Finale del LXVI Premio Strega: la cinquina”

  • 5 luglio 2012 20:27
    Tancredi says:

    Io stratifo per "Qualcosa di scritto"!

  • 5 luglio 2012 22:10
    Daniele says:

    Anch'io spero vinca Emanuele Trevi.

  • 6 luglio 2012 11:15
    polyfilo says:

    ecco, sono curioso di leggerli entrambi adesso!

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