1 novembre 2011

Dal libro al film: La fiera della vanità

La locandina del film

Becky Sharp e Amelia Sedley: appena uscite dallo stesso collegio, non potrebbero essere più diverse. Becky (Reese Witherspoon, L'importanza di chiamarsi Ernest, oscar come migliore attrice in Quando l'amore brucia l'anima) è bella, bionda, spregiudicata: figlia di un pittore e di una cantante d'opera francese, fin da bambina ha dovuto imparare ad ammansire i creditori e a mandare avanti una casa con poco. Amelia (Romola Garai, As You Like It - Come vi piace, Espiazione), sua unica amica in tanti anni di collegio, è graziosa ma insignificante, amabile, discreta, e ricca. Di cosa parlano le ragazze in età da marito, dall'alba dei tempi? Naturalmente di progetti matrimoniali: Amelia è infatti fidanzata fin da bambina al bel George Osbourne (Jonathan Rhys-Meyers, Velvet Goldmine, Match Point), mentre Becky spera di contrarre un buon matrimonio per entrare nell'alta società, magari con lo stesso fratello di Amelia, Jos (Tony Maudsley), il quale ha una buona posizione nelle colonie indiane. Conquistata la famiglia Sedley con le sue arti affabulatorie, il progetto naufraga a causa dell'intervento di George, che non desidera avere in famiglia la figlia di un pittore e di una ballerina, cosicché Becky si trasferisce nella volgare residenza del baronetto Crawley (Bob Hoskins, Mona Lisa, Ventiquattrosette) come precettrice delle sue figlie di secondo letto. Catturata la simpatia della ricchissima zia Matilda (Eileen Atkins, Gosford Park, Chiedi alla polvere), alla cui eredità tutti aspirano, Becky viene chiesta in moglie dal

Becky Sharp nella scena di danza indiana
baronetto alla morte della seconda moglie... e sarebbe stato davvero un bel colpaccio, se nel frattempo non avesse contratto un matrimonio segreto con il figlio minore della prima moglie di Sir Crawley, Rawdon (James Purefoy, Mansfield Park, Resident Evil), nipote prediletto della zia Matilda, tanto favorevole a scandali e a matrimoni d'amore quando non riguardano la sua famiglia. Rifatto il testamento, sia Sir Crawley che Miss Matilda Crawley lasciano la coppia senza un penny, a vivere di debiti e del gioco d'azzardo di Rawdon.
Se Atene piange, Sparta non ride: il padre di Amelia (John Franklyn-Robbins), a causa della fuga di Napoleone dall'isola d'Elba, ha perso tutto, e naturalmente Mr. Osbourne (Jim Broadbent, Moulin Rouge!, Harry Potter e il principe mezzosangue) trova più conveniente rompere il fidanzamento tra George e Amelia. La coppia (piuttosto freddamente da parte di lui, in realtà) si ricongiunge solo grazie all'aiuto di William Dobbin (Rhys Ifans, Notthing Hill, C'era una volta in Inghilterra), amico d'infanzia di George e da sempre innamorato di Amelia, che favorisce il loro matrimonio e ne dà notizia a Mr. Osbourne, il quale disereda il figlio.
Le sorti delle due giovani donne tornano a unirsi in una tragica occasione: Rawdon e George vengono richiamati alle armi e dislocati a Bruxelles, accompagnati dalle loro signore, entrambe incinte: Becky, al contrario di Amelia, fa una splendida figura in società, tanto da monopolizzare le attenzioni di George. La battaglia di Waterloo, tuttavia, mette fine a ogni contesa, perché George resta morto sul campo.
Amelia Sedley e William Dobbin
Difficilmente sarebbe stato possibile trasporre degnamente il masterpiece di William Makepeace Thackeray, La fiera delle vanità (Vanity Fair, 1847-48), lunghissimo romanzo satirico il cui scopo è dichiaratamente quello di mettere in piazza le ipocrisie della società vittoriana, e certamente il film di Mira Nair (regista e sceneggiatrice indiana vincitrice del Leone d'Oro nel 2001 con Moonsoon Wedding - Matrimonio indiano) non è un capolavoro. Caduto l'intento satirico, con profusione di ricchi abiti e splendide musiche il film riproduce magnificamente i salotti, le feste e i balli, teatri di quella Fiera delle vanità che non è altro se non la società vittoriana. Ci sono, naturalmente, profonde differenze tra le due versioni: quella che maggiormente salta all'occhio è il carattere di Becky, che nel film è meno spregiudicata e più incline ad atti di simpatia e pietà nei confronti di Amelia (la quale, al contrario, risulta svenevole esattamente quanto lo è nel romanzo). Inoltre mancano, naturalmente, molti dei personaggi che affollano il romanzo (pregio e difetto della lunghissima opera di Thackeray): Mira Nair conserva le vicende principali spurgando la trama da ogni sottoarco, sovvertendo però totalmente il finale, che al contrario del disincantato explicit della versione cartacea (che però, ricordiamolo, scandalosamente non presenta una chiara punizione per l'antieroina) dona a tutti un happy ending.
Per farla breve, si tratta di un film veloce e divertente, che si lascia guardare con piacere nonostante duri più di due ore, con attori piuttosto azzeccati per i personaggi che interpretano.
Il film, nominato nel 2004 per il Leone d'Oro al Festival di Venezia, vanta una deliziosa atmosfera indiana che si può ammirare particolarmente in una scena di ballo nella seconda parte del film (la cui durata complessiva è di 141 minuti): Becky, che ha intrecciato un'ambigua relazione adulterina con il Marchese di Steyne (Gabriel Byrne, La maschera di ferro, Nave fantasma), a un intrattenimento da lui organizzato si presta a uno spettacolo di danza del ventre, un tripudio di lussuria, abiti fantastici e sensuale musica indiana.

Il trailer italiano del film

Una delle versioni italiane del libro

Articolo di Sakura87


2 Commenti a “Dal libro al film: La fiera della vanità”

  • 1 novembre 2011 18:05
    Malitia says:

    Lo devo assolutamente vedere.

  • 4 novembre 2011 16:17
    polyfilo says:

    devo dire che il film onestamente a me non ha lasciato molto, mi sembrava un po' troppo centrato sulla protagonista Reese Witherspoon...

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