28 gennaio 2013

A Dance with Dragons (I guerrieri del ghiaccio/I fuochi di Valyria/La danza dei draghi)- G.R.R. Martin

The fifth volume in the greatest epic work of the modern age.

The future of the Seven Kingdoms hangs in the balance.

In the east, Daenerys, last scion of House Targaryen, her dragons grown to terrifying maturity, rules as queen of a city built on dust and death, beset by enemies.

Now that her whereabouts are known many are seeking Daenerys and her dragons. Among them the dwarf, Tyrion Lannister, who has escaped King’s Landing with a price on his head, wrongfully condemned to death for the murder of his nephew, King Joffrey. But not before killing his hated father, Lord Tywin.

To the north lies the great Wall of ice and stone – a structure only as strong as those guarding it. Eddard Stark's bastard son Jon Snow has been elected the 998th Lord Commander of the Night's Watch, but he has enemies both in the Watch and beyond the Wall, where the wildling armies are massing for an assault.

On all sides bitter conflicts are reigniting, played out by a grand cast of outlaws and priests, soldiers and skinchangers, nobles and slaves. The tides of destiny will inevitably lead to the greatest dance of all…

Recensione di Sakura

Introduzione: la seguente recensione non conterrà sostanziali spoiler, se non l'elenco dei personaggi di cui saranno presenti i punti di vista e una riga o due sul momento in cui li ritroviamo all'inizio del romanzo. La recensione si riferirà all'intero A Dance with Dragons.


A Dance with Dragons, finalmente pubblicato per la gioia dei fan di Martin dopo soli sei anni dall'uscita di A Feast for Crows, per la prima metà si colloca parallelamente alla storyline del suo predecessore: laddove infatti erano stati tessuti i fili conduttori di Arya, Sansa, Cersei, Jaime, Sam, Brienne, gli uomini di Ferro e quelli di Dorne, stavolta vengono riprese le storie dei temporaneamente tralasciati Tyrion, Daenerys, Bran, Jon e Davos, con l'aggiunta di nuovi personaggi che sposteranno il fulcro della narrazione su Meereen, città oltre il Mare Stretto sul cui trono siede, almeno formalmente, la Regina dei Draghi.

Questi nel dettaglio i punti di vista esplorati nel volume:
- Il solito Prologo, affidato a un punto di vista minore: si tratta di Varamyr, uno dei Bruti sopravvissuti alla violenta controffensiva sferrata dai Corvi durante l'attacco alla Barriera condotto da Mance Ryder. Un capitolo interessante per scoprire la vera natura dei mutaforma;
- Tyrion Lannister, sfuggito alla cattura e diretto a Pentos per incontrare Illyrio, il quale rivelerà alcuni importanti retroscena relativi alla storia di Daenerys;
- Daenerys Targaryen, bloccata a Meereen dalla sua decisione di combattere lo schiavismo per poter fare dei liberti il suo nuovo popolo; la giovanissima regina deve adesso scegliere tra la Baia degli Schiavisti, che non può abbandonare senza vanificare tutti i propri sforzi, e Westeros: come Jon Snow, comprenderà quanti e quali sacrifici comporta il potere;
- Jon Snow, ormai comandante dei Guardiani della Notte, costretto a fronteggiare le difficoltà che il suo nuovo ruolo gli impone: trattare con Stannis e con le stregonerie della Maga Rossa, e trovare rifugio e impiego per i Bruti sconfitti e privi di una guida, decisione invisa ai suoi confratelli;
- Theon Greyjoy, sopravvissuto alla distruzione di Grande Inverno e prigioniero delle crudeli mani di Ramsay Bolton, famoso per la disumanità con cui si diverte a torturare e scuoiare i suoi nemici;
- Bran Stark, ancora in viaggio verso nord con Meera e Jojen, al seguito del misterioso Manifredde che gli ha promesso di condurlo dal corvo a tre occhi protagonista dei sogni del ragazzino;
- Quentyn Martell, nuovo personaggio fino a questo momento solo nominato in A Feast for Crows: figlio di Doran e fratello di Arianne, è in viaggio anche lui verso Meereen per ricongiungersi con Daenerys, che intende sposare per insediarsi lui stesso sul Trono di Spade;
- Ser Davos Seaworth, inviato dal re Stannis alla ricerca di nuovi alleati nel Nord;
- Ser Barristan Selmy, ex comandante della Guardia Reale di Approdo del Re che ha giurato fedeltà a Daenerys;
- L'Epilogo, dedicato a Ser Kevan Lannister, attuale reggente di Approdo del Re.

A questi protagonisti, cui sono dedicati quattro o più capitoli, Martin affianca ulteriori personaggi, che compariranno solo una, due o tre volte:
- Asha Greyjoy, sorella di Theon, fuggita dalle Isole di Ferro in seguito all'incoronazione dello zio Euron Occhio di Corvo;
- Griff, temporaneo compagno di viaggio di Tyrion nella strada per Meereen, che guida una curiosa compagnia composta -tra gli altri- da un interessante ragazzino dai capelli blu;
- Victarion Greyjoy, fratello di Euron, anche lui in viaggio verso Meereen per incontrare e prendere in moglie Daenerys;
- Cersei Lannister, prigioniera dell'ordine religioso militante che lei stessa ha restaurato e accusata degli stessi reati che aveva cercato di imputare alla rivale Margaery;
- Arya Stark, impegnata in un difficile addestramento presso il tempio del Dio dai Mille Volti;
- Melisandre, la Maga Rossa, rimasta alla Barriera al fianco di Jon Snow;
- Areo Hotah, capitano delle guardie di Doran Martell, che assisterà a una privata riunione familiare nel palazzo di Lancia del Sole;
- Jaime Lannister, ancora nei pressi di Delta delle Acque alla ricerca di alleati, che verrà raggiunto da una vecchia conoscenza.

Com'è evidente dalla struttura dei pov, Martin ha cambiato le modalità di composizione del romanzo: non più pochi personaggi ben approfonditi, ma moltissimi punti di vista cui spesso è concesso un unico capitolo, o due. Addirittura, stando a quanto trapelato dal blog dell'autore, Martin avrebbe composto capitoli su altri personaggi, che avrebbe poi deciso di spostare nel successivo volume: Sansa, Samwell, Arianne Martell, Aeron Capelli Bagnati.

Già in Feast sei personaggi erano comparsi in un'unica occasione (i Dorniani e gli Uomini di Ferro), ma Martin aveva saputo mantenere equilibrata la struttura del romanzo. In questo, invece, la sproporzione tra i punti di vista dei personaggi principali e di quelli minori risulta evidentissima, inoltre parecchi capitoli -il libro è lungo novecentosessanta pagine, appendici escluse- risultano apparentemente inutili ai fini della narrazione. Alcuni personaggi sembrano girare a vuoto seguendo un percorso casuale che, di fatto, non li allontana di molto dal loro punto di partenza: mi riferisco soprattutto a Daenerys, Tyrion, Davos, il tiepido Quentyn Martell. Daenerys e Tyrion, in particolare, hanno perso smalto, soprattutto la prima, il cui arco -che langue parecchio- viene risollevato solo dai punti di vista di Barristan Selmy.

Ad altri personaggi, invece, è dedicato così poco spazio che il loro punto di vista non riesce ad aggiungere nulla di significativo: la comparsa di Cersei e di Jaime risulta pressoché inutile, così come quella di Arya, Victarion e Melisandre. Molto meglio sarebbe stato non inserire questi punti di vista, in modo da snellire un volumone che, siamo obiettivi, ha il sapore di un caffè annacquato. Decisamente migliori, piuttosto, i capitoli su Bran (che infoltiscono l'elemento sovrannaturale presente nella saga), Theon e il già citato Ser Barristan Selmy (probabilmente i personaggi più approfonditi), Jon, Areo Hotah.

A Dance with Dragons, che avrebbe dovuto iniziare a chiudere qualche porta in vista dei due romanzi finali, ha invece una mera funzione di passaggio e non fa che aggiungere contendenti in un gioco del trono che si è ormai allargato a dismisura, anche arrivando a riportare in vita cadaveri che si davano ormai per sepolti (e non mi riferisco agli Estranei). Prolisso come nemmeno Feast aveva saputo essere, contiene ben pochi cliffhanger e molta -lentissima- strategia.

Checché molti critici e pseudo-tali (angloamericani e italiani) ne dicano, acclamando Dance come un capolavoro perfettamente partorito dopo sei anni di duro lavoro, si poteva fare decisamente di meglio: avendo seguito il (not a) blog dell'autore, riesco a subodorare personaggi inventati appositamente per aggirare un blocco dello scrittore nell'impossibilità di riuscire a scioglierlo.

Il libro, già di per sé insoddisfacente, subisce nell'edizione italiana un trattamento pietoso: come già A Storm of Swords, è stato diviso in ben tre volumi con due titoli inventati di dubbia attinenza (I guerrieri del ghiaccio, I fuochi di Valyria, La danza dei draghi), tradotto in modo incerto, e mandato in stampa senza il minimo controllo dei refusi, tanto che persino le mappe presentano un orrore come Nido dell'acquila. Le tre parti dell'edizione italiana, uscite nel corso di un anno e con un costo complessivo pari a tre volte quello del libro originale, sono caldamente sconsigliate.

I libri della saga e come sono stati divisi da Mondadori:
1. A Game of Thrones (1996): Il Trono di Spade e Il Grande Inverno (1999, 2000), ristampati prima in edizione economica e poi in volume unico nel 2007 nella collana Urania con il titolo Il gioco del trono;
2. A Clash of Kings (1998): Il regno dei lupi e La regina dei draghi (2001, 2001), ristampati prima in edizione economica e poi in volume unico nel 2008 nella collana Urania con il titolo Lo scontro dei re;
3. A Storm of Swords (2000): Tempesta di spade, I fiumi della Guerra e Il portale delle tenebre (2002, 2002, 2003), ristampati prima in edizione economica e poi in due volumi 2009 nella collana Urania con i titoli Tempesta di spade - Parte Prima e Tempesta di spade - Parte Seconda;
4. A Feast for Crows (2005): Il dominio della regina e L’ombra della profezia (2006, 2007), ristampati prima in edizione economica e poi in volume unico nel 2010 nella collana Urania con il titolo Il banchetto dei corvi;
5. A Dance with Dragons (2011): I guerrieri del ghiaccio (2011), I fuochi di Valyria (2012), La danza dei draghi (2012); attualmente l'unica ristampa uscita è quella della prima parte (2012).
6-7. The Winds of Winter e A Dream of Spring dovrebbero essere gli ultimi due della saga (i titoli sono ovviamente provvisori).

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Recensione di Valetta

Sarò sincera, il pensiero ricorrente che mi attraversava la mente mentre mi facevo strada fra queste densissime 960 pagine è il seguente: era davvero necessario farci aspettare sei anni per questo? Già durante la lettura del precedente romanzo, A feast for crows, mi era sorto il sospetto che Martin stesse perdendo il controllo della sua creatura e questo nuovo capitolo della saga ha confermato questa impressione.

In A dance with dragons ancora una volta i personaggi si moltiplicano e la trama si ramifica ulteriormente, frammentandosi in un'infinità di filoni che più che convergere sembrano allontanarsi sempre più. Inoltre, per far spazio ai nuovi punti di vista Martin è costretto a rallentare la progressione dei personaggi principali a cui ci siamo affezionati; per cui ritroviamo finalmente Dany, Tyrion, Jon e (brevemente, grazie al cielo) Bran ma quasi tutti loro si trovano in una situazione di stallo, come se l'autore li avesse messi in attesa per fare in modo che le nuove prospettive si portassero al passo con loro. Questo è particolarmente vero per Dany e Tyrion: se la prima è invischiata in una continua sequenza di ribellioni e tradimenti ai quali non è in grado di rimediare tanto che i capitoli che la riguardano ripropongono tutti lo stesso pedante schema, il secondo si trova invece nel bel mezzo di una vera e propria odissea che lo allontana sempre più da casa e lo priva anche di una certa dose di quell'arguzia e di quel sarcasmo che l'avevano reso uno dei personaggi migliori della saga. I voltafaccia del destino a cui Martin lo sottopone sono forse un po' troppi per essere digeriti nella decina di capitoli a sua disposizione anche perché i continui cambi di scena e situazione lo portano a contatto con un'infinità di personaggi di vario tipo: mercenari, mercanti, preti, reggenti vari, cospiratori ancora più vari per ognuno dei quali l'autore si sente in obbligo riproporre la geneaologia familiare a partire dalle dieci generazioni precedenti unita ad un (più o meno) rapido riassunto della storia del continente nell'ultimo millennio.

E' questo un altro grosso problema del romanzo: non so se Martin stia tentando di allungare il brodo il più possibile o se avverta la pressione del confronto con Tolkien, da cui il desiderio di dimostrare che il suo Westeros non ha niente da invidiare alla Terra di Mezzo, fatto sta che una pagina sì e l'altra pure qualcuno dei protagonista è folgorato dal desiderio di rispolverare un po' della storia di famiglia o della sua città natale per cui abbiamo pagine su pagine delle gesta di Aegon il codardo che sconfisse Umber l'usuropatore, che si arruolò nella compagnia di mercenari Johgo dalla barbablù che sposò la figlia di Yukko il sole e dell'est e così via di soprannome in soprannome a cavallo dei secoli fino al tempo dei Primi Uomini, quando Valyria era ancora grande. Sicuramente l'autore ha chiarissima la cronologia di tutti questi eventi ma devo ammettere che dopo mille pagine personalmente ho iniziato a sospettare che Martin stesse infilando dei nomi a caso nella storia con l'unico fine di inventare appellativi sempre più fantasiosi.

Tra amenità di questo tipo e un po' di squartamenti che non fanno mai male, siamo arrivati al termine del quinto libro con solo due che (salvo sorprese) ci separano dalla conclusione della saga e ancora il vecchio George non mostra alcuna intenzione di tirare le fila della vicenda o tagliare i rami morti; al contrario i rami morti si moltiplicano perché dei nuovi POV che l'autore ci propone quasi nessuno ha lo spessore dei personaggi visti finora anzi, possiamo dire che A dance with Dragons contribuisce in modo significativo ad allungare la lista delle figure inutili.

Al di là del gusto personale, in ogni caso introdurre nuovi personaggi e nuove ambientazioni quando già ci si trova a tre quarti della saga mi sembra un'arma a doppio taglio: potrebbe fornire nuova linfa al racconto oppure potrebbe sfinire il lettore, il quale comunque faticherà ad affezionarsi a questa nuova infornata di prospettive a saga così avanzata. Questo è soprattutto vero nel caso delle Cronache del ghiaccio e del fuoco dove la trama non ha certo bisogno di essere vivacizzata e gli eventi misteriosi ed inspiegabili non si contano. Perché, mi chiedo, affliggerci con l'ennesimo Greyjoy tanto spietato quanto ottuso tagliando in questo modo lo spazio dato a Davos o a questi benedetti Estranei che compaiono e scompaiono a piacimento? Perché dopo aver silurato un personaggio potenzialmente interessante come la Vipera Rossa di Dorne ci dobbiamo sorbire quella sciagura ambulante di Quentyn Martell? Sappiamo di avere a che fare con uno scrittore che non ama dare al pubblico ciò che si aspetta ed è altrettanto vero che mantenere viva la suspence di una vicenda così complessa per sette lunghi libri non è facile e richiede frequenti cambiamenti di rotta ma, a parte il fatto che non gliel'ha certo ordinato il medico di scrivere un'eptalogia, arrivati a questo punto l'autore sembra ricercare i colpi di scena fine a se stessi (naturalmente tutti condensati negli ultimi dieci capitoli, per esser ben sicuro che passeremo notti insonni per l'attesa anche nei prossimi sei anni), per il semplice gusto di disilludere il lettore.

Sicuramente quest'uomo crudele starà sogghignando soddisfatto per averci spiazzati ancora una volta ma ai miei occhi sta iniziando a perdere di credibilità soprattutto per il suo continuo evitare di definire le "regole" entro le quali si muove il suo fantasy; la magia, se di magia si tratta, si fa vedere in varie parti del romanzo nei modi più vari, dalla rossa Melisandre al corvo a tre occhi di Bran, dall'ambiguo Qyburn agli inquietanti Estranei, ma i ruoli e i contorni entro cui si muovono queste forze rimangono vaghi e nebulosi tanto che potrebbe accadere (e a volte accade) tutto e il contrario di tutto. In particolare tra morti vere e presunte, resurrezioni e reincarnazioni mi pare la saga stia pericolosamente cominciando a somigliare ad una telenovela.

Nonostante questo alla fine Martin riesce comunque e strappare la sufficienza soprattutto grazie alle sequenze del romanzo ambientate nei territori del nord dove il complesso intreccio di intrighi, tradimenti e diplomazia che coinvolgono Jon, Stannis e i Bolton riescono a mantenere il giusto ritmo e la giusta coerenza mentre più l'autore si sposta ad oriente e più la storia si sfilaccia e si guadagna la certezza che questo romanzo ed il precedente potevano tranquillamente essere condensati in un'unica opera. Ma più di tutto Martin strappa la sufficienza perché è Martin, perché con il suo linguaggio vivo, denso e sincero anche questa volta mi ha costretta a divorare 1000 pagine in un paio di settimane aggrappandomi avidamente ad ogni parola, per le scene memorabili con cui riesce a ravvivare anche il più fiacco dei capitoli, per l'abilità con cui si cala nei panni di ogni personaggio dando voce in modo credibile ai pensieri di ognuno, per i dialoghi schietti, ironici e sapientemente intervallati dalle riflessioni dei protagonisti, in botta e risposta telegrafici atti apposta per colpire nel segno e perché ancora una volta, maledetto allui, è riuscito a cambiare le carte in tavola e a confonderci ancora di più le idee, per cui più che parlare al suo personaggio sembra rivolgersi direttamente a noi lettori quando con ostinazione ripete: "You know nothing Jon Snow".

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro (edizione inglese)

  • Titolo originale: A Dance with Dragons
  • Autore: George R.R. Martin
  • Editore: Harper Voyager
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9780002247399
  • Pagine: 1040
  • Formato - Prezzo: Hardcover - £ 25,00

Dettagli del libro (edizione italiana)

  • Titolo originale: I guerrieri del ghiaccio/I fuochi di Valyria/La danza dei draghi
  • Autore: George R.R. Martin
  • Traduttore: Altieri S., Staffilano G.L.
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2011, 2012, 2012
  • Collana: Omnibus
  • ISBN-13: 9788804581581/9788804614876/9788804615644
  • Pagine: 486, 474, 500
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 19,00 Euro

9 Commenti a “A Dance with Dragons (I guerrieri del ghiaccio/I fuochi di Valyria/La danza dei draghi)- G.R.R. Martin”

  • 2 agosto 2011 23:35
    sekhemty says:

    Recensione poco lusinghiera, pare che il ciccionazzo abbia preferito dedicarsi più alla serie tv.
    Più di novecento pagine... stavolta la mondadori lo dividerà in dieci parti...

  • 3 agosto 2011 09:59

    la serie tv secondo me è grandiosa.
    i libri i don't know...

  • 3 agosto 2011 12:29
    sakura87 says:

    @Marco, dovresti proprio leggere i libri. Qualità garantita.

    @Sekhemty, non sono in molti a pensarla come me, a parecchi è piaciuto questo libro di preparazione. Certo che, dopo sei anni, trovarsi fra le mani un libro con così pochi colpi di scena è deludente :P

  • 3 agosto 2011 14:33
    Lucia says:

    Grazie mille! :)

  • 4 agosto 2011 12:44

    Altri 2 libri?
    Benissimo, 12 anni ed è fatta.
    Al solito, recensione molto interessante e argomentata.

  • 4 agosto 2011 12:54
    sakura87 says:

    Altri due libri, sì, ma visto l'andazzo non mi stupirei se ne spuntasse un altro ancora.

  • 9 settembre 2011 12:38
    *Zina* says:

    Ho 23 anni, ma prevedo di partorire e portare i miei ipotetici figli alla scuola elementare prima che questa saga sia finita.. grazie della bellissima recensione, mi farò coraggio e prenderò anche io il gigalibro in inglese e dirò la mia! Blog magnifico :)

  • 9 settembre 2011 14:25
    sakura87 says:

    Siamo in due, leggerò i primi tomi della saga (ingiallitissimi) ai miei figli prima di andare a letto, aspettando gli ultimi due libri.

    Grazie :D

  • 9 maggio 2012 15:20

    Beh, scusate se è poco un libro in cui c'è una componente strategica non da poco...
    Per quanto riguarda Daenerys, io tutta sto essere pedante non ce lo vedo, sono i "normali" problemi di una conquistatrice che, a sue spese, sta scoprendo che non tutto può essere risolto con "Fuoco e Sangue".
    Per quanto riguarda il buon Tyrion...Penso che sia normale che abbia perso la sua verve ironica: ha ucciso il padre, è scappato, a scoperto che la donna di cui era innamorato non era una donna di malaffare e ha affrontato quello che ha affrontato (farei spoiler, entrando nello specifico) ed ha subito una "maturazione" che lo ha reso (se possibile) ancora più disincantato.

    E io tutto lo scavare nella storia di Westeros non è che lo veda proprio come cosa così negativa. Ti fa scavare nel profondo e ti cala ancora di più nell'ambientazione, imho.

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