19 giugno 2009

Il dilemma dell'onnivoro - Michael Pollan

Che cosa mangiamo, e perché? Sono domande che ci poniamo ogni giorno, convinti che per rispondere basti sfogliare la rubrica di un giornale, o ascoltare per qualche minuto l'ultimo imbonitore nutrizionista ospitato in tv. Ma se quelle domande le si guarda un po' più da vicino, come fa Michael Pollan in questo suo documentato saggio, forse il primo sull'argomento a non prendere alcun partito, se non quello dell'ironia e del buon senso, le risposte appaiono meno scontate. Che legga insieme a noi le strepitose biografie del defunto pollo "biologico" riportate sulla confezione di petti del medesimo, o attraversi le lande grigie e fangose del Midwest, dove milioni di bovini nutriti a mais e antibiotici vivono la loro breve esistenza fra immensi stagni di liquame, Pollan arriva immancabilmente a conclusioni di volta in volta raccapriccianti o paradossali. Il problema, che Pollan descrive con rigore ed estrema chiarezza, è che trovarsi al vertice della catena alimentare - cioè poter mangiare, a differenza delle altre specie, pressoché tutto - offre all''homo sapiens' numerosi vantaggi, ma lo espone anche a quasi infinite possibilità di manipolazione. Per condurre una vita meno insana, dunque, l'onnivoro ha bisogno di sapere, sui propri appetiti e sui propri meccanismi adattivi, almeno quanto ne sanno gli strateghi dell'industria alimentare. In altre parole, ha bisogno di un libro come questo.

Recensione

Michael Pollan è un giornalista, corrispondente del New York Times e professore di giornalismo alla Berkley University, ma questo libro non è solamente un’inchiesta giornalistica, è un vero e proprio viaggio alle radici del nostro essere. Il dilemma dell’onnivoro è sostanzialmente la scelta che l’uomo, in quanto animale in grado di mangiare praticamente tutto (esclusa l’erba) deve compiere e compie quotidianamente per scegliere come e di cosa alimentarsi. La domanda che però ciascuno di noi si trova di fronte in un mondo industrializzato non è più solamente “cosa mangiare”, ma “da dove proviene ciò che mangiamo”? Pollan effettua in prima persona questo viaggio a ritroso nella catena alimentare, basandosi sui quattro percorsi che il cibo può compiere per giungere fino alla nostra tavola.

In primis il modello più diffuso, quello della catena alimentare industrializzata, basata sulla coltivazione e l’allevamento intensivo e monocolturale, alla base della quale regna sovrano il mais con tutte le sue migliaia di derivati (sarete stupiti, o almeno io lo sono stato molto, di scoprire che in pratica in ogni alimento conservato, surgelato o contenuto in qualsiasi tipo di contenitore vi è una larga parte di derivati del mais). Come è possibile che un hamburger al cliente costi meno di un dollaro (o meno di un euro in Europa), quando alle sue spalle c’è un animale che deve essere nutrito ed allevato, un processo di trasformazione dello stesso animale, un sistema di distribuzione della merce e un processo di vendita? Come è possibile fare rientrare tutti questi passaggi in un prezzo finale tanto ridotto? È il sistema industriale che punta al consumo di grandi quantità di merci e di energia per la produzione, che abbassa sempre più i prezzi finali al consumatore ma non tiene in alcun conto i costi ambientali, sanitari ed energetici che ne derivano.

Esiste un'alternativa a questo modello oggi dominante, sicuramente negli Stati Uniti, ma sempre più anche qui da noi, dove prodotti pronti e surgelati stanno sempre più conquistando spazi nelle cucine delle famiglie? Pollan ripercorre il viaggio della produzione biologica per scoprire che l’idealizzazione che ne abbiamo è in realtà largamente effimera. In realtà il biologico si sta muovendo sempre più su logiche di mercato per arrivare alla grande distribuzione e al grande pubblico. Quali compromessi comporta questo percorso? I vantaggi sono reali o c’è un rischio di omologazione in una logica industriale che ne vanifica i benefici?

Il terzo percorso riguarda il modello di produzione pastorale e agricolo. Schiettamente naturale, rivolto a mercati di scala locale e alla piccola distribuzione. Basato sulla biodiversità, sulla conoscenza diretta tra produttore e consumatore e sulla trasparenza del processo produttivo e distributivo della merce. È un modello estendibile su scala maggiore di quanto non sia oggi o è destinato a rimanere un sistema di nicchia per i pochi che hanno voglia di “chiamarsi fuori” da un sistema industriale (non necessariamente i più ricchi)? Un sistema radicale e fortemente basato su convinzioni politiche e sociali può effettivamente essere un sistema di mercato e quali vantaggi porta al consumatore che è costretto a spendere sensibilmente di più per il prodotto finito? Il prezzo finale, però, va calcolato solo sulla merce o considerando anche il risparmio che questo sistema produce sull’ambiente, sulla salute pubblica e sul consumo di energia?

L’ultimo viaggio di Pollan lo porta alle radici del nostro essere. Al cibo procurato in prima persona tramite la caccia e la raccolta di frutti e funghi spontanei nei boschi. Interrogandosi profondamente sui dilemmi etici che ciò comporta, Pollan ci porta alle domande essenziali del nostro essere. Cosa vuol dire alimentarsi, quali sono i processi culturali e sociali che stanno alla base dell’alimentazione? Cosa è giusto mangiare, ed è veramente possibile porsi una domanda del genere? L’etica umana può essere applicata al mondo naturale e con che conseguenze?Queste poche righe potrebbero fare pensare ad un saggio filosofico, o ancor peggio ideologico, scritto con intento didattico e predicatorio, ma invece Pollan non cade in alcun momento in questo errore.

L’intero libro è scritto in maniere scorrevole e divertente, non annoia mai e anzi c’è sempre curiosità nello scoprire i viaggi del cibo che arriverà sulla nostra tavola. Che sia l’ambiente disumano degli allevamenti intensivi o il paradiso della fattoria della nostra immaginazione, Pollan non smette mai di interrogarsi, ma anche di interrogarci, sui benefici e i costi dei vari sistemi, trovando in ciascuno i pro e i contro. È un libro esaltante di grandissimo piacere nella lettura, non per niente di grande successo internazionale. Certamente ha una sua idea di fondo nella necessità di un’alternativa il più ampia possibile al modello dominante industriale e al recupero di un atteggiamento responsabile al consumo, ma che non cade mai nella facile ideologia o nella predica moralistica di chi si crede migliore di altri per le sue scelte.
È allo stesso tempo un’inchiesta giornalistica di altissimo valore, documentata da centinaia di citazioni e articoli e da un profondo studio e approfondimento degli argomenti. È però soprattutto un viaggio personale, portato avanti dall’autore in prima persona per alcuni anni, necessari per risalire alle varie catene alimentari e una profonda riflessione personale sull’atto di mangiare,. Un atto che noi diamo oggi per scontato, ma che ci riporta alla nostra più profonda essenza di essere umani animali e che ha conseguenze sempre più evidenti sull’intero sistema naturale, ambientale ed economico.Un saggio che a dispetto della mole di pagine (quasi 500) si divora in pochissimi giorni e che, almeno personalmente, è sicuramente tra i libri più interessanti e più intelligenti letti negli ultimi anni. Questo perché apre nuove visioni, prospetta riflessioni personali, analizza realtà che viviamo ogni giorno e non dà soluzioni precostituite e ideologiche, ma sviluppa il nostro impegno critico e la nostra libera scelta, come singoli individui all’interna di un panorama globalizzato e complesso in cui si inseriscono migliaia di fattori eterogenei.

Dettagli del libro

  • Titolo: Il dilemma dell'onnivoro
  • Titolo originale: The Omnivore's Dilemma
  • Autore: Michael Pollan
  • Traduttore: Luigi Civalleri
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: La collana dei casi
  • ISBN-13: 9788845922886
  • Pagine: 487
  • Formato - Prezzo: Brossura - 28,00 Euro

1 Commenti:

  • 20 giugno 2009 23:36
    Gripa says:

    Avevo letto la recensione di internazionale.
    Adesso leggo anche quella contenuta in questo bel blog.
    L'interesse aumenta e il dilemma raddoppia.
    ...perchè costa così tanto?

    Nell'attesa dell'edizione economica porgo distinti saluti.
    Un vostro nuovo lettore.

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