25 maggio 2009

Antologia di Spoon River - Edgar Lee Masters

Da quando Cesare Pavese la presentò nel 1941 nella bella traduzione di Fernanda Pivano, Spoon River Anthology non ha conosciuto soste nella fortuna presso il pubblico dei lettori italiani. E il segreto sta probabilmente nella poetica, universale verità dei personaggi di quella che è stata definita la commedia umana degli Stati Uniti. Spoon River è qualcosa infatti tra la lirica e la narrativa. La storia di una piccola città americana con le sue mille vite, ognuna chiusa nel suo dramma e raccontata attraverso le lapidi del suo cimitero. Con testo a fronte.


Recensione

Breve nota esplicativa da leggersi prima della recensione: io non amo la poesia. Ho letto quel tanto che la scuola e l’università hanno comandato, nonché qualche testo selezionato per mio piacere e cultura personale. Tra questi, mi è capitata tra le mani l’Antologia di Spoon River. Tutto ciò per anticiparvi che non sono un’esperta di poesia, dimentico sempre i nomi di tutte le figure retoriche, non m’importa molto del ritmo né della rima: le poesie che mi catturano il cuore, le amo per le immagini che evocano in me.

La collina

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
il debole di volontà, il fortebraccio, il clown, il bevitore,
l'attaccabrighe?
Tutti, tutti ora dormono sulla collina.
Uno consunto dalla febbre,
uno si è bruciato nella miniera,
uno fu assassinato in una rissa,
uno è morto in galera,
uno è caduto da un ponte lavorando duro per moglie e figli -
tutti, tutti ora dormono, dormono, dormono sulla collina.
Dove sono Ella, Kate, Mag, Lizzie e Edith,
la cuore tenero, l'anima semplice, la chiassosa,
l’orgogliosa, la felice? -
tutte, tutte ora dormono sulla collina.
Una è morta di un parto clandestino,
una di un amore contrastato,
una tra le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio ferito, all’inseguimento del desiderio del cuore,
una dopo una vita passata lontano tra Londra e Parigi
fu riportata al suo piccolo spazio vicino a Ella e a Kate e a Mag -
tutte, tutte ora dormono, dormono, dormono sulla collina.
Dove sono zio Isaac e zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva potuto parlare
con gli uomini venerabili della rivoluzione?-
tutti, tutti ora dormono sulla collina.
Hanno portato loro figli morti in guerra,
e figlie schiantate dalla vita,
e gli orfani, piangendo -
tutti, tutti ora dormono, dormono, dormono sulla collina.
Dov'è il vecchio Fiddler Jones violinista
che ha eseguito la vita per tutti i suoi novant’anni,
sfidando neve e pioggia a petto nudo,
bevendo, ribellandosi, che non gli importava nulla di una moglie
né dei parenti, né dei soldi, né dell’amore, né del cielo?
Eccolo qui! Che farfuglia del pesce fritto di un tempo,
delle corse dei cavalli di tanti anni fa a Clary's Grove,
di quello che una volta
Abe Lincoln disse a Spriengfield.

Sì, sento che a voi questi motivi riporteranno in mente la triste e cantilenante melodia di un noto e amatissimo poeta genovese.
«Avrò avuto diciott'anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.»
E’ all’Antologia di Edgar Lee Masters, infatti, cui Fabrizio de Andrè si ispirò per il suo quinto album, Non al denaro, non all’amore né al cielo. Ma ahimè non siamo qui per parlare di musica, nonostante le poesie di questa raccolta lo siano.

E dunque ricominciamo.
L’Antologia di Spoon River è una raccolta di epitaffi. Immaginate di essere circondati da spettri che, ordinatamente, vi raccontano la loro storia: ogni poesia porta la voce di un abitante del piccolo paesino di Spoon River, dal cimitero in collina sotto cui è sepolto. Poesia dopo poesia, tassello dopo tassello, ricostruiamo la storia del paese, ascoltando le testimonianze di chi è morto, magari sepolto sotto una lapide che proclama il falso, e può finalmente raccontare la verità: i morti non hanno niente da perdere. E sono tantissimi i temi e i sentimenti veicolati dai defunti abitanti, dalla lussuria all’invidia, dal senso di colpa alla rabbia, dall’amore alla serenità, dall’incredulità al senso di vuoto; il messaggio di fondo, tuttavia, è ben chiaro: ricchi o poveri, felici o infelici, amati o scherniti, la morte accomuna tutti i cittadini di Spoon River, come ben mostra la poesia di Chase Henry l’ubriacone, divertito dal fatto di essere stato sepolto a fianco del banchiere.
Tra procuratori legali seppelliti insieme all’amato cane, poetesse gobbe stuprate e morte per aborto, poeti e bottai, mogli uccise, ragazzini morti d’incidente, mariti la cui vita è stata succhiata pian piano dalle mogli, i sentimentali troveranno anche un certo giudice nano, un certo matto che volle imparare a memoria l’Enciclopedia Britannica, un certo blasfemo picchiato a morte per aver insultato Dio, un certo malato di cuore la cui anima lo abbandonò restando sulle labbra di una donna, un certo ottico, un certo chimico che non riuscì mai a comprendere come gli uomini si combinassero attraverso l’amore, un certo medico che fu costretto a vendere il proprio mestiere, e soprattutto un certo Suonatore Jones che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero, non al denaro, non all’amore, né al cielo.
Poesie, alcune lunghe, altre brevissime, semplici e toccanti. Per chi ha voglia di trascorrere qualche momento malinconico, senza soffermarsi a riflettere, ma semplicemente apprezzando la musicalità delle parole e delle storie raccontate. Per chi ha voglia di un mosaico dai colori incredibilmente tristi e realistici.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Antologia di Spoon River
  • Titolo originale: Spoon River Anthology
  • Autore: Edgar Lee Masters
  • Traduttore: Fernanda Pivano
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: Einaudi Tascabili, Poesia
  • ISBN-13: 9788806174736
  • Pagine: 507
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12.00 Euro

1 Commenti:

  • 26 maggio 2009 12:03
    polyfilo says:

    anche a me risulta ostico leggere poesia, ma di Masters ho dei bei ricordi... in particolare di un epitaffio che raccontava di un ragazzo, credo, morto in un incidente sul lavoro, tagliato in due da una macchina, mi pare... una lettura di oltre 15 anni fa, che mi è rimasta come tatuata nella memoria...

    mi sa che la prossima volta che mi capita sotto mano me lo rileggo!

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