12 luglio 2018

Tu che sei di me la miglior parte - Enrico Brizzi

Bologna, anni Ottanta: Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell'avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L'impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il "peggiore amico" capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt'altro che innocenti dell'adolescenza. L'asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell'abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell'estate dei diciott'anni. Tu che sei di me la miglior partenon è solo un'eccezionale panoramica dell'Italia anni Ottanta e Novanta rischiarata dalla prodigiosa memoria mitopoietica dell'autore – ci sono le musicassette TDK e le festicciole delle medie, lo zaino Invicta e la Vespa, i concerti scolastici e le risse sulle gradinate degli stadi – ma s'impone come un maestoso, ironico e commovente romanzo di formazione, delicato come il fortunatissimo Jack Frusciante è uscito dal gruppo e potente quanto lo sperimentale Bastogne ; i ragazzi protagonisti sono chiamati a fare i conti con l'amicizia e l'amore, la rabbia e la speranza, la scoperta del sesso e la tentazione delle sostanze proibite, la lontananza degli adulti e l'urgenza d'incamminarsi in prima persona verso un avvenire da conquistare un giorno alla volta.

Recensione

In Tu che sei di me la miglior parte vengono raccontati i primi diciotto anni di vita del protagonista, Tommy Bandiera. Tommy ha perso il padre da piccolo e forse è a causa di questo, o per uno di quei casi fortuiti che si verificano durante l'esistenza, che viene a crearsi un legame speciale con Raul, il suo carismatico amico per la pelle, e Ester, la prima ragazza da cui rimane folgorato, entrambi di fatto orfani di padre.
Tenuto conto che il linguaggio utilizzato dall’autore è tipicamente giovanile, come lo è anche il tipo di umorismo, nonché l’interesse per la musica rock ed il calcio, e dato che è normale avere avuto a scuola un amico del cuore ed essersi innamorati della prima bella ragazza incontrata, potrebbe sembrare che questo romanzo di formazione sia destinato ad interessare un pubblico composto prevalentemente di giovani. C’è da sperare, tuttavia, che nessun ragazzo voglia crescere affrontando le stesse esperienze di Tommy. Egli, infatti, si associa agli ultras della squadra di calcio locale e si dedica ad atti di violenza e teppismo nei confronti delle squadre avversarie. Inoltre, al fine di potersi permettere quelle cose che tanto piacciono ai giovani e che consentono loro di sentirsi autonomi, non si accontenta della solita paghetta che gli rilascia mensilmente la madre, ma si dedica allo spaccio di droghe leggere di cui lui stesso fa largo uso.
Anche procedendo verso la maggiore età Tommy non prova alcun rimorso per le sue azioni violente e delinquenziali -ancorché meno violente e delinquenziali di quelle dei suoi compagni- e la carenza di valori da parte di Tommy è probabilmente da imputare all'assenza del padre e alla poco propositiva ancorché amorevole figura materna, impegnata a rifarsi una vita sentimentale.
Buona la caratterizzazione dei personaggi, ma un discorso a parte merita la bella Ester che mette in guardia Tommy dall’innamorarsi di lei perché, secondo quanto asserisce, pur non volendo lei si sente destinata a far male a chi le sta vicino. Mi sembra che l’autore abbia voluto ritagliarle un atteggiamento da donna fatale che mal si addice a una diciassettenne. Poi, si sa, se una ragazza promette il cuore a qualcuno per poi tradirlo subito dopo, per quanto dica di “non voler far del male” è chiaro che male lo fa e anche coscientemente. Pertanto le sue parole sembrano soltanto un maldestro tentativo di scaricare anticipatamente la propria coscienza da colpe future, quasi che si preoccupi unicamente di non dover neanche sostenere il peso del rimorso per eventuali cattive azioni. Se Ester rappresenta la "miglior parte" del protagonista, come recita il sonetto di Shakespeare che le dedica Tommy, sorge una notevole perplessità circa la capacità di valutazione del prossimo da parte di Tommy.
Il romanzo è scorrevole e vivace ma si può rimanere delusi se ci si aspetta di trovare in esso la leggerezza e l’originalità che caratterizzavano Jack Frusciante è uscito dal gruppo a cui l’autore deve la sua popolarità. Inoltre il messaggio che lancia sembra quello per cui il delitto paga e, per quanto purtroppo la realtà sia spesso questa, non direi che sia positivo, tenuto anche conto che il destinatario del romanzo sembrerebbe essere un pubblico non ancora abbastanza maturo da non rischiare di lasciarsene influenzare.

Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Tu che sei di me la miglior parte
  • Autore: Enrico Brizzi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804678861
  • Pagine: 546
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 20,00

1 Commenti:

  • 12 luglio 2018 11:28

    Un libro che ho caricato sul kindle e che voglio leggere entro l'estate!

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