23 dicembre 2013

Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#601 - 620)

Quante volte ci siamo imbattuti in una di queste liste? La stessa BBC ne aveva stilata una da cento libri (piuttosto faziosa, se volete la mia opinione). Scopo di queste liste, è noto, non è permettere al lettore di scoprire nuovi libri e nuovi autori, bensì distruggere ogni sua pretesa di letterato facendolo sentire oltremodo ignorante per il gran numero di volumi che, a fine lista, scopre di non aver non solo mai letto, ma nemmeno sentito nominare. Noi vi proponiamo questa, pubblicata in volume, che già da diversi anni circola più minacciosamente della videocassetta di The Ring (o di Pootie Tang - questa è pessima, se la capite vergognatevi) distruggendo l'autostima di ogni lettore che credeva di aver letto tutti o la maggior parte dei cosiddetti libri da leggere prima di morire. La lista in questione ha i suoi difetti. Intanto è stata stilata approssimativamente nel 2005, per cui la sezione 2000 risulta incompleta; inoltre mette in lista solo narrativa, ed è eccessivamente sbilanciata su romanzi pubblicati nel corso del 1900, glissando decisamente su quelli pre-Ottocento. Continuiamo con un'altra carrellata di venti romanzi: nel corso degli articoli vedremo quali sono stati pubblicati in Italia e quali risultano ancora inediti.



601. Un giorno di gloria per Miss Pettigrew – Winifred Watson (1938)

È una fredda, grigia, nebbiosa giornata di novembre degli anni Trenta a Londra e Miss Pettigrew, il cappotto di un indefinibile, orrendo marrone, l'aria di una spigolosa signora di mezza età e un'espressione timida e frustrata negli occhi, è alla porta di un appartamento al 5 di Onslow Mansions, in uno dei quartieri più eleganti della capitale inglese. Stamani si è presentata come sempre al collocamento e l'impiegata le ha dato l'indirizzo di Onslow Mansions e un nome: Miss LaFosse. L'edifìcio in cui si trova l'appartamento è tanto esclusivo e ricercato da metterle soggezione. Miss Pettigrew coi suoi abiti logori, il suo mesto decoro e il coraggio perduto nelle settimane trascorse con lo spauracchio dell'ospizio dei poveri, suona ripetutamente prima che la porta si spalanchi e appaia sulla soglia una giovane donna. È una creatura così incantevole da richiamare subito alla mente le bellezze del cinematografo. Miss Pettigrew sa tutto delle dive del cinematografo: ogni settimana per oltre due ore vive nel mondo fatato del cinema, dove non ci sono genitori prepotenti e orridi pargoli a vessarla. Miss LaFosse la fa entrare e poi scompare nella camera da letto, per ricomparire poco dopo seguita da un uomo in veste da camera, di una seta dalle tinte così abbaglianti che Miss Pettigrew deve socchiudere gli occhi. In preda all'ansia, stringendo la borsetta fra le dita tremanti, Miss Pettigrew si sente sconfitta e abbandonata prima ancora che la battaglia per l'assunzione cominci, ma anche elettrizzata.


602. La nausea – Jean-Paul Sartre (1938)

La nausea (1938) ha dato ragione a quanto affermava il suo autore Jean-Paul Sartre, recensendo un romanzo di Faulkner: «I buoni romanzi finiscono per somigliare moltissimo ai fenomeni naturali; si dimentica il loro autore, li si accetta come pietre o alberi, perché ci sono, perché esistono». A oltre sessant'anni dalla sua pubblicazione, questo romanzo trasgressivo e ricchissimo ci restituisce il disagio della pace in agonia in Francia, nell'Europa, nel mondo alla vigilia della seconda guerra mondiale: il libro più libero di Sartre, il libro più disinteressato e più appassionato insieme.


603. Rebecca la prima moglie – Daphne du Maurier (1938)

"La notte scorsa ho sognato che tornavo a Manderley...". Così inizia il romanzo più famoso di Daphne du Maurier, considerato un classico della letteratura gotica e di quella romantica. Una giovane donna s'innamora del ricco e affascinante Maxim de Winter, rimasto vedovo di recente. Arrivati a Manderley, la splendida tenuta dei de Winter, la ragazza si accorge che Rebecca, la prima moglie, è più viva che mai nella memoria di tutti coloro che l'hanno conosciuta. E che la sua presenza si allunga come un'ombra cupa e inquietante sul suo matrimonio, sulla sua identità, sulla magnifica dimora. Un romanzo grandioso sulla gelosia, la memoria, il passato e il presente, inesorabilmente legati tra loro.


604. Cause for Alarm – Eric Ambler (1938)

Kate and Richard Ryan have the perfect marriage--marred only by their inability to have a child. The adoption agency's call fulfills that dream...and opens the door to a nightmare... Julianna Starr has chosen Kate and Richard to be more than the parents of her child. For Richard is the man of her fantasies, the one she's been waiting for. Stalking the couple, Julianna molds herself in Kate's image and insinuates herself into Richard's life, determined to tear their perfect marriage apart. But for Kate and Richard, the nightmare has only begun. Because Julianna is not alone. From her dark past comes a man of unspeakable evil... No one is safe--not even the innocent child Kate and Richard call their own.


605. Brighton Rock – Graham Greene (1938)

Brighton, anni '30. Pinkie, il gangster adolescente, non prova alcun sentimento, disprezza la debolezza del corpo e dello spirito. È lui che, a colpi di rasoio, ha ucciso Kite, e anche Hale, sebbene il referto dell'autopsia parli di "morte naturale". Pinkie è la personificazione del male, ma, da bravo cattolico, è convinto che non saranno gli uomini a ripagarlo con ciò che merita.
Sa che l'inferno esiste, il paradiso, forse. Non immagina invece che esista una donna come Ida Arnold, l'angelo vendicatore di Hale, convinta che premi e castighi vadano riscossi in questo mondo. Ida ha incontrato Hale solo per poche ore, ma ha deciso di raccogliere una sfida apparentemente impossibile: portare il suo assassino davanti alla giustizia terrena. E, insieme, salvare la giovane, ingenua Rose, la cameriera che potrebbe far vacillare l'alibi di Pinkie e che costui manipola e sposa. Nella forma di un appassionante thriller sulla malavita, Greene ha scritto in Brighton Rock una profonda riflessione sul male, sul peccato e sulla redenzione.


606. U.S.A. – John Dos Passos (1937)

In the novels that make up the U.S.A.trilogy—The 42nd Parallel, 1919, and The Big Money—Dos Passos creates an unforgettable collective portrait of America, shot through with sardonic comedy and brilliant social observation. He interweaves the careers of his characters and the events of their time with a narrative verve and breathtaking technical skill that make U.S.A. among the most compulsively readable of modern classics.
A startling range of experimental devices captures the textures and background noises of 20th-century life: "Newsreels" with blaring headlines; autobiographical "Camera Eye" sections with poetic stream-of-consciousness; "biographies" evoking emblematic historical figures like J.P. Morgan, Henry Ford, John Reed, Frank Lloyd Wright, Thorstein Veblen, and the Unknown Soldier. Holding everything together is sheer storytelling power, tracing dozens of characters from the Spanish-American War to the onset of the Depression.
The U.S.A. trilogy is filled with American speech: labor radicals and advertising executives, sailors and stenographers, interior decorators and movie stars. Their crisscrossing destinies take in wars and revolutions, desperate love affairs and harrowing family crises, corrupt public triumphs and private catastrophes, in settings that include the trenches of World War I, insurgent Mexico, Hollywood studios in the silent era, Wall Street boardrooms, and the tumultuous streets of Boston just before the execution of Sacco and Vanzetti.


607. Murphy – Samuel Beckett (1937)

Murphy è un personaggio grottesco e affascinante che trascorre le giornate avvinto a una sedia a dondolo, gli occhi spenti, nella penombra, proiettato nei meandri del suo spirito. Schiavo di un'opprimente fisicità, è destinato a trovare l'evasione solo nella pazzia. Ma attorno a lui e ai suoi silenzi pullula una congerie di individui divertenti e ciarlieri che snodano una commedia di amori incorrisposti, sospesi in pochi gesti a definire per sempre le inconsistenze delle loro vite. La scrittura del primo grande romanzo di Beckett è ancora sotto l'ala del magistero joyciano, ma già proiettata verso quella visualità teatrale che sfocierà nelle indimenticabili pièces della maturità e verso la riduzione delle esistenze dei suoi personaggi ai primi segni della vita mentale. Una sorta di rappresentazione dell'indolenza cosmica che attraversa patologicamente il mondo, spinta dal nulla, ma popolata da un continuo balbettio, un flusso orale sconnesso, un linguaggio schizofrenico tendente al nonsenso. La compresenza di comico e tragico che è in Murphy forse Beckett non l'ha più raggiunta, o perseguita, nei romanzi successivi. Rimane un caposaldo della sua produzione letteraria e, più generalmente, della letteratura del Novecento.


608. Uomini e topi – John Steinbeck (1937)

Pubblicato nel 1937 negli Stati Uniti, apparso un anno dopo in Italia nella celebre traduzione di Cesare Pavese, Uomini e topi è un piccolo intenso dramma che colloca l'amara vicenda dei suoi protagonisti su uno sfondo di denuncia sociale. Il romanzo affronta in chiave simbolica il problema dell'emigrazione contadina all'Ovest, terra di mancate promesse negli anni successivi alla Depressione: è la storia tragica e violenta di due braccianti che trovano lavoro in un ranch della California, il grande Lennie, gigante buono e irresponsabile, e il saggio George, guida e sostegno dell'amico nella vana resistenza alla difesa del mondo. Sfruttamento e lotte sociali, ingiustizia e sofferenza umana, tutti temi che verranno trattati con realismo aspro e risentito in Furore, sono qui espressi con una vena di lirica commozione e con quel vigore narrativo che fa di Steinbeck uno dei grandi autori americani.


609. I loro occhi guardavano Dio – Zora Neale Hurston (1937)

Janie Stark, donna di colore di qurant'anni, rievoca la storia della sua tormentata vita. Sposata a un uomo molto più grande di lei Janie fugge per finire tra le braccia di Joe, furbo e ambizioso, che ben presto diventa un potente commerciante. Condannata a subire i soprusi di Joe, rivelatosi arrogante e violento, Janie decide di fuggire di nuovo quando incontra Tea Cake, per ricominciare una nuova vita. Ma la sorte si accanisce contro di lei, e sarà proprio Janie, quando un cane rabbioso morde Tea Cake, a dover mettere fine alle sofferenze del ragazzo con un colpo di fucile. Solo dopo aver subito un processo infamante, Janie ritorna al suo paese natale, dove vivrà nel ricordo di una felicità perduta.


610. Lo Hobbit – J.R.R. Tolkien (1937)

In una versione ricca di note e riferimenti viene ripubblicata la prima avventura della saga del mondo fantastico di Tolkien, nella quale il protagonista, dopo ostacoli e vicissitudini, trova l'anello prodigioso attorno a cui ruota il secondo libro, "Il Signore degli anelli". "In una caverna sotto terra viveva uno Hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima...".



611. Gli anni – Virginia Woolf (1937)

Pubblicato nel 1937 verso la fine della carriera di Virginia Woolf, Gli anni segue, attraverso tre generazioni, le vicende di una numerosa famiglia della borghesia londinese, i Pargiters. Nel rievocare gli eventi piccoli e grandi che si sono susseguiti nell'arco di mezzo secolo, Woolf tocca argomenti a lei molto cari e di perenne attualità: da un lato lo scorrere del tempo, la tensione tra il nostro desiderio di immutabilità e l'inevitabilità del cambiamento, dall'altro la polemica sociale su questioni come il sesso, la famiglia, l'educazione e la politica. In queste pagine infatti l'autrice traccia soprattutto un lucido quadro della condizione della donna inglese dal 1880 fino agli anni '30 del secolo scorso. Gli anni si pone dunque come un duro e intelligente atto d'accusa alla società firmato dalla penna di una delle scrittrici più significative del Novecento, e l'immediato successo che riscosse ne fece, al tempo, il suo libro più popolare.


612. In Parenthesis – David Jones (1937)

"This writing has to do with some things I saw, felt, and was part of": with quiet modesty, David Jones begins a work that is among the most powerful imaginative efforts to grapple with the carnage of the First World War, a book celebrated by W.B. Yeats and T.S. Eliot as one of the masterpieces of modern literature. Fusing poetry and prose, gutter talk and high music, wartime terror and ancient myth, Jones, who served as an infantryman on the Western Front, presents a picture at once panoramic and intimate of a world of interminable waiting and unforeseen death. And yet throughout he remains alert to the flashes of humanity that light up the wasteland of war.


613. The Revenge for Love – Wyndham Lewis (1937)

Published in the shadow of the Spanish Civil War, "The Revenge for Love" is a political thriller attacking the fraudulence and feeble-mindedness of life in the Britain of the 1930s. A brilliant satire on a world that has lost its sense of self and been seduced by the appeal of Communism, it is one of a handful of books (it could be compared to Orwell's "Coming Up for Air" or Koestler's "Darkness at Noon") which defined a particular mood and to today's audience gives an unparalleled sense of how Europe turned toxic on the eve of the Second World War. A major statement by a great artist and writer "The Revenge for Love" now deserves a new generation of readers and is the perfect introduction to Lewis' work.


614. La mia Africa – Isak Dineson (Karen Blixen) (1937)

Vissuta fino al '31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà "che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo". Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte : "I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall'ignoto e dagli assalti del fato; l'indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l'oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici". [La nostra recensione]


615. Avere e non avere – Ernest Hemingway (1937)

Fra battute di pesca al largo della costa cubana e cacce nel Wyoming, fra il terzo matrimonio e la guerra di Spagna, nacquero i tre racconti di "Avere e non avere", pubblicati come un unico romanzo nel 1937. Protagonista del trittico è Harry Morgan, "onesto" contrabbandiere che naviga fra Key West e Cuba, al timone di un battello carico di cinesi clandestini e di alcol. Duro e coriaceo nell'affrontare una vita giocata sul filo del pericolo, a contatto con la peggior schiuma umana e sotto il tiro continuo della legge, Harry Morgan diventa l'emblema dei reietti, condannati a ricorrere ad ogni espediente per sopravvivere, in una società spaccata fra gli 'have' e gli 'have not'. In "Avere e non avere" Hemingway ha messo fortemente in risalto le istanze politiche e sociali, raccogliendo i motivi e gli umori contestatari dell'America rooseveltiana.


616. Summer Will Show – Sylvia Townsend Warner (1936)

Sophia Willoughby, a young Englishwoman from an aristocratic family and a person of strong opinions and even stronger will, has packed her cheating husband off to Paris. He can have his tawdry mistress. She intends to devote herself to the serious business of raising her two children in proper Tory fashion.
Then tragedy strikes: the children die, and Sophia, in despair, finds her way to Paris, arriving just in time for the revolution of 1848. Before long she has formed the unlikeliest of close relations with Minna, her husband’s sometime mistress, whose dramatic recitations, based on her hair-raising childhood in czarist Russia, electrify audiences in drawing rooms and on the street alike. Minna, “magnanimous and unscrupulous, fickle, ardent, and interfering,” leads Sophia on a wild adventure through bohemian and revolutionary Paris, in a story that reaches an unforgettable conclusion amidst the bullets, bloodshed, and hope of the barricades.
Sylvia Townsend Warner was one of the most original and inventive of twentieth-century English novelists. At once an adventure story, a love story, and a novel of ideas, Summer Will Show is a brilliant reimagining of the possibilities of historical fiction.


617. Eyeless in Gaza – Aldous Huxley (1936)

Written at the height of his powers immediately after Brave New World, Aldous Huxley's highly acclaimed Eyeless in Gaza is his most personal novel. Huxley's bold, nontraditional narrative tells the loosely autobiographical story of Anthony Beavis, a cynical libertine Oxford graduate who comes of age in the vacuum left by World War I. Unfulfilled by his life, loves, and adventures, Anthony is persuaded by a charismatic friend to become a Marxist and take up arms with Mexican revolutionaries. But when their disastrous embrace of violence nearly kills them, Anthony is left shattered—and is forced to find an alternative to the moral disillusionment of the modern world.


618. The Thinking Reed – Rebecca West (1936)

Isabelle, a wealthy American widow, arrives in France to restart her life and discovers she has her choice of eligible suitors. Torn between a placid liaison with a southerner and a tortuous affair with a Frenchman, Isabelle's plans suddenly take an unexpected turn that will ultimately lead her to a love that will force her to reconsider the implications of her affluent existence. With her signature wit and wisdom, West presents a captivating ode to marriages depth and the romance of the bond between husband and wife.



619. Via col vento – Margaret Mitchell (1936)

Rossella O'Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l'illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della Guerra Civile cominceranno a spirare sul Sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell'amore e la storia impossibile con l'affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi...


620. Fiorirà l'aspidistra – George Orwell (1936)

L'aspidistra, per la capacità di resistere al caldo e al freddo, alla polvere, alla mancanza di luce, senza richiedere particolari cure, è la pianta più diffusa nelle abitazioni della piccola borghesia inglese. Per Gordon Comstock, il protagonista del romanzo, l'aspidistra costituiva dunque il simbolo di un mondo che detestava: l'opaca rispettabilità borghese, il conformismo, la meschina aspirazione al benessere materiale come fine ultimo della vita. Gordon si era ribellato e, disprezzando le legittime ambizioni dei familiari, aveva rinunciato a impieghi redditizi per un misero posto di commesso di libreria che gli dava solo il minimo per vivere in una squallida soffitta. Il suo solo vero desiderio era divenire un grande scrittore; ma i versi che egli inviava alle riviste letterarie venivano regolarmente respinti. Deluso, eternamente scontento, si era abbandonato a un cupo vittimismo che lo spingeva sempre più in basso fra i reietti della società. Se l'amicizia di Ravelston e l'amore di Rosemary nulla avevano potuto sul suo testardo autolesionismo, l'annuncio di una prossima paternità, lo riconduce alle oscure ma solide soddisfazioni di un'esistenza borghese.

1 Commenti:

  • 23 dicembre 2013 15:26

    Una lista infinita, ma che davvero varrebbe la pena di recuperare.
    Di "Rebecca la prima moglie" me ne hanno parlato bene da più parti quindi ho una grossa curiosità che prima o poi mi toccherà saziare. Stessa cosa per "Fiorirà l'aspidistra" di Orwell: ho letto i suoi più celebri capolavori e questo mi manca.
    Un saluto allo staff

    Maria

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