13 febbraio 2013

La piramide del caffè - Nicola Lecca

A diciotto anni, Imi ha finalmente realizzato il suo sogno di vivere a Londra. A bordo di un vecchio treno malandato ha lasciato l'orfanotrofio ungherese dove ha sempre vissuto e, nella metropoli inglese, si è impiegato in una caffetteria della catena Proper Coffee. Il suo sguardo è puro, ingenuo e pieno di entusiasmo: come gli altri orfani del villaggio di Landor, anche lui non permette mai al passato di rattristarlo, né si preoccupa troppo di ciò che il futuro potrebbe riservargli. Le tante e minuziose regole che disciplinano la vita all'interno della caffetteria - riassunte nel Manuale del caffè cui i dirigenti della Proper Coffee alludono con la deferenza riservata ai testi sacri - gli sembrano scritte da mani capaci di individuare in anticipo la soluzione a qualsiasi problema pur di garantire il completo benessere di impiegati e clienti. La piramide gerarchica che ordina la Proper Coffee sembra a Imi assai più chiara e rassicurante del complesso reticolo di strade londinesi. Dovrà passare molto tempo prima che Imi - grazie al cinismo di un collega e ai consigli della sua padrona di casa - cominci a capire la durezza di Londra e la strategia delle regole riassunte nel Manuale del caffè. Tanto candore finirà per metterlo in pericolo: e sarà allora Morgan, il libraio iraniano, a prendersi a cuore il destino di Imi, coinvolgendo nel progetto Margaret, una grande scrittrice anziana e ormai stanca di tutto, ma ancora capace di appassionarsi alle piccole storie nascoste tra le pieghe della vita.

Recensione

La piramide del caffè è una fiaba moderna, la storia del riscatto morale del giovane Imi, dall'orfanotrofio in uno sperduto villaggio ungherese alla conquista di Londra, metropoli del mondo, città di passaggio, città di solitudini e di orfani. E', al tempo stesso, una storia sulla ricerca della felicità, che spesso ti porta lontano da casa salvo ritrovarla dove meno te l'aspetti. Attorno la vicenda di Imi, una simpatica galleria di personaggi e un intreccio di storie secondarie che scaturisce alla fine in un esito comune.

L'intero romanzo si compone essenzialmente di due piani narrativi: la storia di Imi, appena approdato a Londra, il suo lavoro alla (non tanto) immaginaria caffetteria Proper Coffee, e dall'altro lato l'orfanotrofio ungherese, con le vite di chi è rimasto e va avanti. Con abilità l'autore dipinge due mondi distanti e profondamente diversi, che trovano difficile mediazione nella figura di Imi, che cerca di coniugare la falsa diplomazione british con l'onestà e la rigida franchezza austroungarica, il lusso della metropoli e la povertà del villaggio. Eppure, ciò che non muta con il mutar dello scenario è la dimensione del sogno, del desiderio, la ricerca della felicità. E la felicità non è un luogo da raggiungere, ma qualcosa da riscoprire dentro di sé.

Variopinta è la galleria di personaggi secondari, incasellati negli ambienti chiusi tra i quali si muove Imi: innanzitutto Lynne, l'anziana donna che lo ospita in casa sua, disordinata, perennemente indebitata, eppure sempre piena di vita; niente a che vedere con la vicina di casa, sola, impaurita, ossessionata dalla pulizia, volto malato di una società solipsistica rinchiusa in se stessa. Quindi il volto multiforme della Proper Coffee: i colleghi, giovani immigrati da ogni parte del mondo, e contrapposti a loro i superiori Andrew e Victoria, grotteschi nel loro pignolo attaccamento alle regole assurde della grande catena, e tristemente reali nelle loro solitudini che vedono una sola possibilità di salvezza nell'effimero premio aziendale offerto dalla compagnia. Ma ci sono anche: una vecchia scrittrice vincitrice del Nobel, che unirà il suo destino a quello di Imi, un giovane iraniano impiegato in una libreria, il dickensiano proprietario della Proper Coffee, che sarà capace di un improvviso mutamento sul finire del romanzo. E poi c'è il mondo dell'orfanotrofio, di una infanzia mutilata, spesso muta, ma piena di sogni e talvolta di rancore: nomi e volti che appaiono e scompaiono ma che l'autore dipinge con abilità, con poche ma vivide pennellate.

Molto apprezzabile lo stile e la narrazione: in un tempo che vede dominare il gusto della narrazione in prima persona, si riscopre con questo romanzo il piacere del narratore esterno, il piacere puro del narrare una storia. Esilaranti le regole del Manuale del Proper Coffee, e tutte le piccole vicende che fanno scontrare il giovane Imi, ingenuo e puro, con una tradizione e uno humour british che non riesce mai ad afferrare.

Il finale risulta un po' artificioso. Pur essendo esente da buonismo - e sarebbe stato facilissimo ricadervi - la contrapposizione un po' troppo idealizzata tra personaggi buoni e puri, da un alto, e altri meschini ed egoisti, dall'altro lato, graffia un po' il realismo che pure si fa sentire nella penna di chi scrive, di chi ha viaggiato e sa raccontare il mondo e le sue città nei minimi dettagli. Ma, come si è detto all'inizio, questo romanzo è una fiaba moderna, una storia buona, positiva, un sogno a occhi aperti. Non si può criticare chi vuole concedersi, anche per un istante, il lusso di credere che le cose possano andare bene, che la generosità esista ancora, che sia possibile una ricerca della felicità. Ora più che mai, c'è bisogno di romanzi come questo.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La piramide del caffè
  • Autore: Nicola Lecca
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804624592
  • Pagine: 233
  • Formato - Prezzo: Brossura - 17.00 Euro

1 Commenti:

  • 13 febbraio 2013 17:18
    radiolinablu says:

    Anch'io l'ho da poco letto e recensito sul mio blog! Mi è piaciuta tantissimo questa favola contemporanea e mi sono commossa talmente tante volte che non le conto. Dolcissimo e ben scritto, sono contenta di aver scoperto questo bravo autore italiano.
    Ciao

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