6 marzo 2012

Intervista a Giulia Marengo, autrice di Un antico peccato

L'autrice vista dall'autrice

"Una biografia. Una biografia? Considerando che non sono ancora così avanti con gli anni e che soprattutto spero di vivere ancora a lungo, non c'è molto da scrivere a tal proposito. Sono nata a Torino, ma sono cresciuta ad Alba, una bellissima piccola città dal retaggio romano. Fra le ambizioni infantili di diventare archeologa, neurochirurgo, e Nobel per la medicina, c'è stata anche quella di "fare la scrittrice". Ma, statisticamente, prima o poi dovevo azzeccarci, no? Studi classici e una Laurea in Scienze della Comunicazione. Poi un Master in Comunicazione d'Impresa. Lavoro presso la Banca d'Alba, nella terra che amo. Nel 2002, a 18 anni, ho pubblicato quasi per caso il mio primo racconto, dal titolo "Per non ricordare", nella silloge "Sbilauta. Voci e pruriti di buona e cattiva memoria", edito da Priuli Verlucca. Ho vinto qualche premio letterario qua e là con altri racconti, fra cui "Anatomia di un paradosso", "Il coraggio di Valeria" e "La fine del sentiero", che si possono scaricare dalla sezione Download di questo sito. Mentre già lavoravo alla stesura del romanzo che sarebbe diventato "Un Antico Peccato", nel 2008 ho pubblicato il racconto "De pane mellito" all'interno della raccolta "Edithon", promossa dall'Associazione Telethon (Penna d'Autore ed.)"



Il libro

Un tempo regolata dal Potere che i Precursori attingevano dai quattro elementi, la magia nella Galassia è stata quasi del tutto soppiantata dalla tecnologia. I Potenziali e i Portatori, gli unici in grado di manipolare il Potere, stanno ormai scomparendo… Ma qualcuno si sta muovendo nell’ombra: Verenith Aurennan, Custode del pianeta Micondar, bellissima quanto diabolica, ha deciso di giocare tutte le sue carte evocando Ka’Alarish, il grande potere chiamato anche l’“Antico Peccato”. Un atto folle e sconsiderato che può portare l’intera Galassia sull’orlo della rovina. Solo un Elementale può infatti riuscire a controllare Ka’Alarish. Verenith questo lo sa. Tessendo una subdola trama, segnerà il destino di una navetta carceraria che trasporta la giovane Jayce Reel: una ragazza nelle cui vene scorre, ancora sopito, il grande potere che consentirebbe di frenare l’”Antico Peccato”… Le vite di due donne fuori dal comune stanno per sfiorarsi, incontrarsi … e affrontarsi.


La recensione della Stamberga


L'intervista


Ciao Giulia, grazie per aver accettato quest'intervista e complimenti per il tuo romanzo Un antico peccato, che ho letto molto volentieri.
1. Cominciamo con una domanda un po' generale: sul fantasy italiano gravano diversi pregiudizi, parzialmente legati al fatto che non abbiamo una particolare tradizione in questo genere e molti dei tentativi visti finora si sono rivelati pallide imitazioni dei maestri anglo-americani del genere. Come mai hai deciso di cimentarti proprio con questo genere letterario? Credi che anche in Italia ci sia spazio per lo sviluppo di una letteratura fantastica di un certo rilievo?

Scrivo fantasy per passione. Adoro l’idea di immergermi in realtà completamente diverse dalla nostra, e di portare con me anche il lettore. Nel nostro Paese, purtroppo, si tende a considerare fantasy e fantascienza come “letteratura di genere”, incasellandoli, imbrigliandoli, e spesso guardandoli un po’ dall’alto in basso. E’ veramente un peccato, perché il regno del fantastico e del portentoso non dovrebbero essere relegati in un angolino. Tanti grandissimi autori della letteratura mondiale hanno sconfinato nelle lande del sovrannaturale: Poe, Lovecraft, Buzzati… Ritengo inoltre che in Italia ci siano penne eccellenti, che hanno la possibilità di creare un fantasy che non sia una stanca imitazione di quello che spopola su altri mercati, ma che sia profondamente identitario. La nostra terra è ricca di leggende e folklore a cui attingere. E nulla vieta di spaziare nello spazio infinito.


2. Quando in un romanzo si inseriscono elementi fantasy non è sempre facile definire un confine tra ciò che è "possibile" e ciò che invece non lo è; molti autori fanno l'errore di non fissare regole precise, per cui spesso in questi racconti può accadere tutto ed il contrario di tutto. Tu ti sei posta dei vincoli particolari al momento di definire la cornice fantastica entro la quale la tua storia si sviluppa? Cosa comporta inventarsi da zero un mondo (anzi più mondi) fantastici, con una loro geografia, realtà politiche e tecnologie diverse?

Penso che uno degli errori in cui è più facile incorrere, scrivendo un libro fantasy, è quello di interrompere la cosiddetta “sospensione dell’incredulità”, quella magica rete che tiene il lettore avvinto nella storia e che rende gli aspetti più portentosi del tutto credibili. Uno degli obiettivi che mi sono posta è quello della coerenza perché, come si suol dire, “il Diavolo è nei dettagli”. E non è neanche molto facile, gestire tutte le trame secondarie di una narrazione che si sviluppa in più volumi, perché allora i dettagli sono davvero tanti. Ho scarsissime conoscenze di fisica astronomica, quindi non escludo di essere incappata in qualche errore, ma in generale ho cercato di seguire il buonsenso. E inventare mondi è davvero meraviglioso.


3. Un aspetto che ho molto apprezzato del tuo romanzo è il ruolo di primo piano affidato alle figure femminili. Jayce, Lerin e la stessa Verenith sono tutte donne forti, per quanto dalle personalità molto diverse. E' stata una scelta consapevole quella di affidare ruoli chiave a protagoniste femminili? Ritieni che un'eroina abbia qualcosa in più da offrire all'economia del romanzo rispetto ad un protagonista maschile?

E’ stata una scelta istintiva. Mi è capitato di fare caso ad alcune delle protagoniste femminili dei romanzi che leggo. Molto spesso, sono relegate a un ruolo marginale, o hanno la tendenza ad attendere che la situazione si risolva da sé, grazie all’aiuto del “Principe Azzurro”. Conosco invece molte donne meravigliose, talora lettrici essere stesse di quei romanzi, che sono esattamente il contrario: capaci e risolute. Ecco, Jayce e Lerin rispecchiano forse queste personalità: Lerin è una donna molto colta, dal carattere forte, che sa quello che vuole e lotta con le unghie e con i denti per ottenerlo. Jayce, sebbene più fragile, ha una mente acuta, è disposta a rischiare anche la sua stessa vita per proteggere coloro che ama. Queste figure sono un tributo a tutte le donne meravigliose che conosco.


4. In letteratura, e soprattutto in campo fantasy, non mancano le autrici donne che scelgono per i loro romanzi protagonisti maschili, mentre è un po' più raro il contrario. Perché secondo te questo avviene? Credi che ci sia diffidenza da parte del pubblico maschile verso romanzi in cui l'eroe è una donna?

Questa è una domanda per rispondere alla quale non ho moltissimi elementi. Da un lato, è più semplice scrivere di ciò che meglio si conosce, quindi la scarsità di protagoniste femminili in romanzi scritto da uomini potrebbe dipendere da questo. Inoltre, la condizione femminile è ancora molto controversa, quindi è possibile che alcuni non vogliano rischiare un passo falso. Per quanto mi riguarda, spero che i miei personaggi maschili siano credibili. Di certo scrivere di loro è faticoso: sono testardi…


5. Verenith occupa una posizione di grande potere, che gestisce spesso con freddezza e crudeltà. La sua figura mi ha fatto pensare a ciò che spesso oggi si dice delle donne che occupano incarichi di responsabilità, ovvero che sono solitamente molto più spregiudicate (un uomo direbbe "str**e") dei loro colleghi maschi, o che comunque siano costrette ad esserlo per ottenere un minimo di rispetto. Concordi con questa visione delle cose?

Verenith è una donna fredda e calcolatrice, disposta a tutto nella sua sete di potere. Ma questa sua spregiudicatezza è giustificata comunque da un passato ingombrante, di cui verranno svelati barbagli nel prossimo capitolo. Penso che nessuno sia completamente cattivo, o completamente buono. Le persone sono meravigliose scale di grigi sfumati, e anche il cuore più nero può albergare un poco di luce. Probabilmente da un uomo un certo livello di durezza caratteriale è atteso, quando non addirittura auspicabile. Ancora oggi, invece, dalle donne ci si aspetta dolcezza e compassione. Credo invece che non bisognerebbe soffermarsi sulle differenze di genere, quanto più sul singolo individuo, a prescindere dal suo sesso. Tuttavia, è vero che nella nostra società le donne spesso si ritrovano a faticare di più per ottenere i medesimi risultati della controparte maschile. Si diceva che Ginger Rogers tenesse il passo con tutto ciò che faceva Fred Astaire - però sui tacchi alti.


6. Vorrei farti i complimenti, inoltre, per lo stile e il linguaggio di "Un antico peccato", che ho trovato ricco, curato e coinvolgente. C'è stata qualche lettura in particolare che ti ha guidata nella scelta dello stile? Più in generale hai qualche autore di riferimento al quale ti ispiri?

Beh, grazie! Mi rendo conto di avere talvolta uno stile pomposo, un po’ barocco. E’ l’aspetto su cui più ho cercato di lavorare, tagliando e asciugando dove mi ero persa in ghirigori inutili. Il risultato sarà evidente del prossimo volume, dove troveremo più azione, e più magia. Penso che il mio stile sia un guazzabuglio nato da una vita di letture, quindi non credo di riuscire a risalire a una singola fonte: spazio dai classici antichi ai contemporanei, alla narrativa mainstream, a quella di genere – fantasy, fantascienza, horror, thriller… Il tutto viene digerito e rielaborato, e qualcosa filtra, inevitabilmente fra le righe delle mie pagine.


7. “Un antico peccato” è il primo romanzo di una trilogia, uno schema narrativo adottato da molti autori in questi anni. Hai da subito saputo che le avventure di Jayce e compagnia si sarebbero sviluppate in più libri oppure è stata una scelta maturata mentre scrivevi? Che cosa ha guidato la tua scelta? Soprattutto: hai già deciso come si concluderà la vicenda o ti lascerai guidare dall'evoluzione del racconto?

In realtà non sono certa che si tratterà di una trilogia. Non è stata una scelta premeditata. Il mio manoscritto originale, che era mastodontico, è stato scisso in due, e la prima metà è poi diventato “un antico peccato”. Quindi il manoscritto a cui sto lavorando è diventato automaticamente il “terzo volume”, anche se per me era solo il secondo. Di certo la storia ha i suoi ritmi e il suo respiro, e la tendenza a decidere da sé le forme da prendere. E’ impossibile non dare retta alle voci dei personaggi – comandano loro. Giuro. La scena finale, però, ce l’ho in testa da sempre.


8. Nel romanzo si intuisce il nascere di un sentimento fra Jayce e Andrel, tuttavia anche il rapporto tra la ragazza e il misterioso Geth va approfondendosi con l'evolversi della narrazione. Dobbiamo aspettarci qualche sorpresa in questo senso?

Senz’ombra di dubbio. Non mi voglio sbilanciare, ma alcuni misteri verranno svelati – e altri s’infittiranno. Il rapporto fra Jayce e Andrel è conflittuale. La ragazza è attratta da lui, che pure rappresenta – o era solito rappresentare – l’istituzione che lei più odia, la Milizia. Andrel, dal canto suo, si porta dietro un pesante fardello di sensi di colpa e questioni irrisolte, e soffre un po’ del classico “complesso dell’eroe”. Questo li spinge ad attrarsi e respingersi continuamente. Anche Geth è un bel mistero. Un giorno è scostante, quello dopo fa balenare qualcosa del suo vero io attraverso sua la corazza impenetrabile. E’ alternativamente protettivo, e menefreghista. Quale segreto nasconde?


9. A questo punto una domanda scontata: a che punto sei con il seguito di "Un antico peccato"?

In realtà il secondo capitolo è già concluso, manca solo l’editing. Ho adorato scriverne, mi ha coinvolta tantissimo. Spero che possa essere lo stesso per i lettori. Ora sto lavorando al terzo volume.


10. Ho letto che hai partecipato a diversi concorsi letterari: che opinione hai di questa realtà? Credi riesca in qualche modo a dare visibilità ad autori emergenti oppure rimangono per lo più occasioni per gli addetti ai lavori?

Ho partecipato a premi letterari per capire, più che altro, se il mio amore per la scrittura avesse le potenzialità per essere condiviso anche da lettori. I concorsi letterari sono un buon modo per mettersi alla prova, e anche capire quali aspetti della propria scrittura si rivelino pregi, e quali difetti, e per migliorarsi il più possibile prima di mandare un manoscritto in lettura.


11. Ultimamente riscontro parecchia sfiducia da parte dei lettori più “navigati” verso i premi letterari di spicco, in quanto si ritiene che più che premiare la qualità vengano seguite logiche di mercato e si tenda a favorire le case editrici più potenti. Ti trovi d'accordo in questa visione?

Non ho modo di giudicare perché bisognerebbe essere dietro le quinte per essere certi. Le logiche di mercato esistono, e di certo hanno un peso. Di testi molto validi ce ne sono moltissimi. Penso che non sia nemmeno semplice scegliere, quando il mercato è inondato da così tanti titoli. E’ inevitabile scontentare molte persone.


Infine una curiosità: qual è l'ultimo libro che hai letto e quale invece secondo te i nostri lettori non dovrebbero farsi scappare?

L’ultimo libro che ho letto è stato “Il Circo della notte” di Erin Morgenstern. L’ho trovato incantato e incantevole, una storia leggera come spuma eppure tagliente come una lama di ghiaccio. Era tanto tempo che un libro non mi conquistava così, senza riserve. Per quanto riguarda invece il libro da non farsi scappare, decisamente il mio preferito, “Nessun Dove” di Neil Gaiman. Gaiman è un tessitore di storie davvero straordinario: tratteggia Londra, ma una Londra diversa, letteralmente capovolta, popolata da strane creature e cui tutto è possibile. Magico.

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