20 marzo 2013

Ultimo viene il corvo - Italo Calvino

Ultimo viene il corvo (dal titolo d'una delle sue più tipiche short stories) è stato il primo volume di racconti di Italo Calvino, che comprende trenta brevi narrazioni scritte in massima parte dal 1945 e il 1948, in cui dominano le avventure della guerriglia, la picaresca baraonda del dopoguerra, i boschi e le scogliere dalla Riviera.





Recensione

La guerra, nelle sue varie forme, negli aspetti più diversi e forse anche lontani dalla cruda immediatezza e dall'urgenza che ci si potrebbe aspettare da una raccolta di racconti scritti a caldo, subito dopo la fine della II Guerra Mondiale, è uno dei due temi ricorrenti nella prima opera di Italo Calvino.

Il secondo tema che unisce i racconti è la mutevolezza del punto di vista da cui Calvino guarda all'immane carneficina e alle sue macerie ancora fumanti.

In qualche modo l'instabilità e l'originalità, con cui l'occhio dell'autore - anche con una certa leggerezza, a volte - si sofferma sugli episodi, che compongono la sua prima raccolta, dicono già molto dello spirito e della visione che renderanno unici i suoi successivi capolavori.

Sottofondo dominante in questi racconti è uno stile realistico e scarno, che sembra essere comune a molti degli autori impegnati a dare una testimonianza viva degli anni del conflitto mondiale, da Pavese a Fenoglio a Vittorini.

La voce di Calvino degli inizi si mescola con le descrizioni di luoghi e personaggi fortemente condizionati dalla crudezza e della realtà del tema, ma la curiosità e la voglia di sviscerare anche gli aspetti più estremi della guerra tradiscono la sostanza della poetica dello scrittore per come si delineerà nei suoi sviluppi futuri.

Sembra di riconoscere nelle diverse sezioni in cui sono suddivisi i racconti l'impronta inconfondibile di un'ironia sottile, quasi un sorriso sornione e pudico insieme, con cui il narratore si rivolge al lettore e lo coinvolge nel racconto, mostrandogli i diversi aspetti del reale, la crudeltà della guerra nella fattispecie, come rifratti in un prisma dalle molte sfaccettature.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta è immerso nell'atmosfera fiabesca dei boschi, contesi tra partigiani e repubblichini del Piemonte, durante la guerra civile di liberazione. Il protagonista, un ragazzo molto 'semplice' e con un forte legame con il mondo della natura rurale, ricorda - per usare un'inversione - in alcuni tratti quello che sarà Cosimo Rondò di Piovasco, il barone rampante. La cifra del racconto, senza rivelarne il contenuto, è il rapporto naturale e proprio per questo enigmatico che nasce e si sviluppa tra la quotidianità e la guerra, con il suo seguito di morte e distruzione. Di entrambe, guerra e morte, Calvino esplora tutti gli aspetti in varie direzioni e declinazioni.

Divisi in vari gruppi i racconti mettono l'accento su diversi momenti della guerra e dello sconvolgimento della normalità. Nel primo gruppo prevale l'aspetto silvestre, i protagonisti sembrano essere più che gli uomini i boschi del Canavese chiamati ad accogliere nei loro anfratti i contadini in cerca di rifugio per sè e le loro bestie, loro unico avere. La popolazione animale, umana e non, stravolge anche se per poco tempo il normale panorama boschivo.

Il partigiano in fuga che cerca riparo tra gli abitanti di un villaggio, pure sospettati di avere stretti legami con i nazi-fascisti occupanti, scopre di essere in pericolo più nella civiltà, dove si trova braccato come una preda in una partita di caccia, che non tra i boschi.

Luoghi e persone sembrano quasi avvolte da un senso di straniamento, una sottile patina che mette protagonisti e lettori insieme, a disagio, quasi come in un quadro di Magritte, come se lo scivolare in una realtà diversa dalla norma, quella della guerra, fosse un piccolo passo inavvertito, come quello che in un bosco fa perdere il sentiero e ritrovare in una dimensione, nella quale si è privi di orientamento. Lo stravolgimento non si limita però solo al contesto agreste, dove la guerra civile avveniva su ogni palmo di terra, ma fagocita anche la città e assume in questi casi connotazioni più ironiche e grottesche, anche con sfumature erotiche.
Dominano su questi paesaggi non più garzoni di fattoria, parroci di campagna e piccoli notabili di paese ma tutto un sottobosco urbano fatto di figure ai limiti, socialmente e umanamente: 'mondane', vecchie prostitute da casino con tariffario, malviventi da pochi soldi, trafficanti di borsa nera e varia altra umanità che traccia un quadro in perpetuo movimento, sul punto di far diventare una realtà cruda e dura come la guerra perfino ridicola.

Rappresentano, queste figure, un sovvertimento delle gerarchie proveniente dal caos bellico, con episodi e personaggi quasi carnascialeschi che trasformano maschere da tragiche in semicomiche, dal paesano ignorante, al rapinatore che si strafoga di bignè, al povero mendicante trasformato in modello per pellicce alla prostituta in decadenza, non più attraente per commerci carnali, costretta a servire da rifugio nel suo appartamento.

Un altro punto di vista eccentrico rispetto alla guerra è quello presentato dai racconti in cui i protagonisti sono bambini che giocano alla guerra, intrecciando il loro gioco a quello dei grandi.

In diversi racconti bambini o ragazzi protagonisti incrociano il loro sguardo con quello degli adulti, dal piccolo protagonista di 'Ultimo viene il corvo', un ragazzetto di campagna, infallibile cecchino, che prende la sua abilità nella mira come una sfida giocosa, ai ragazzi delle bande dei carrugi genovesi in guerra tra di loro, in perfetta replica del mondo dei grandi, a quelli che, giocando tra boschi e campagna, incontrano la guerra vera e perdono la loro innocenza con la testimonianza della morte, a quelli che, come una pattuglia di soldati, si intrufolano in un giardino proibito - ancora un topos del mondo fiabesco - salvo poi scoprire che il legittimo padrone di casa, un bambino ricco ma gracile, è in realtà quasi prigioniero del suo benessere.

I confini tra ceti e classi sociali, altro elemento molto forte della narrativa di Calvino, si fanno friabili nella situazione di guerra, sembrano quasi sfumarsi, per quanto forte ne rimanga la percezione dei personaggi, e la sensazione dominante è quella di un capovolgimento quasi allegro di convenzioni, un ritorno alle radici dell'infanzia, quando la guerra era appunto, per quanto serio, un gioco.

Così in quest'atmosfera inquietante - con la punta di un giudice che finisce per prendersi troppo sul serio e non è capace di venir fuori da strettezze sociali e gabbie mentali - anche le difficoltà della guerra e del primo dopoguerra, mancante di tutto fuor che di un gran senso dell'ironia, si trasformano nell'immenso e fraterno girotondo paesano, assurdo e surreale ma non meno gustoso, dei poveri di un villaggio di pescatori che, dopo aver seminato il panico tra le famiglie abbienti in villeggiatura con il ritrovamento di una mina inesplosa, sciolgono il lutto consapevole del conflitto in una sagra di pesce fritto, pescato facendo scoppiare la mina in mare.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Ultimo viene il corvo
  • Autore: Italo Calvino
  • Editore: Mondadori Editore
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • Collana: Oscar Mondadori
  • ISBN-13: 9788804379911
  • Pagine: 264
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9,50

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