6 aprile 2014

Viviane Elisabeth Fauville - Julia Deck

In una stanza disperatamente vuota una donna culla su una sedia a dondolo una bambina di pochi mesi. Ha l’impressione di avere commesso qualcosa di terribile, ma non ne è certa, tutti i suoi ricordi sono sfocati. Contempla la piccola quasi si aspettasse da lei una risposta, una rivelazione. Poi, un bagliore: ha quarantadue anni e ha abbandonato il bel marito che l'ha lasciata per un'altra e lei si è rintanata lì, in un appartamento spoglio, in un quartiere popolato di bazar orientali dov’è una straniera. Il giorno prima ha ucciso a coltellate il suo analista, incapace di alleviare le crisi di terrore di cui soffre, in segreto, da tre anni. Di quel che è stata – ambiziosa direttrice della comunicazione con ufficio a due passi dagli Champs-Élysées, moglie e figlia devota – non le resta che un nome, Viviane Élisabeth Fauville, regale e fragile relitto di un’esistenza inappuntabile, della scrupolosa obbedienza alle leggi dell’abitudine e della necessità. Certa solo del delitto che ha commesso, e del colpo di grazia che non potrà tardare, per tutti allarmante e impenetrabile, ancorata alla realtà solo dal fardello della figlia, Viviane esce dai binari che guidavano il suo destino, si addentra in una Parigi oscura e parallela, affonda, e ci trascina, in un gorgo di insostenibile angoscia, di acuto disagio – sino all’esplosivo epilogo. Sorretto da una scrittura secca e minuziosa, capace di farci vivere dall’interno il frantumarsi di una personalità, Viviane Élisabeth Fauville è un noir che non dà tregua e insieme il ritratto, sconcertante, di una donna che si libera della sua fallace identità come si appende un abito a una gruccia, che accoglie la follia e la deriva come unica via di salvezza.

Recensione

Viviane è una persona disturbata ed è convinta di avere ucciso il suo analista. Aveva l’arma: i coltelli che si era portata via da casa del marito; il movente, dal momento che odiava l’analista, che riteneva non riuscisse ad aiutarla a risolvere i suoi problemi; l’occasione, poiché la vittima, pur non nascondendo un certo fastidio, si era degnata di concederle un appuntamento quando lei, a seguito dell’abbandono da parte del marito, aveva sentito di essere in procinto di avere un crollo psichico.
Viviane, nel suo delirio, è convinta di essere invisibile al prossimo. Secondo lei ne è una prova il fatto che, nonostante i numerosi indizi a suo carico, la polizia non la ritenga colpevole. E’ proprio durante le pause di un suo interrogatorio di routine, quale persona a conoscenza della vittima, che viene a sapere che ci sono altri indagati per la morte dell’analista. Fra questi c’è la moglie da cui l’analista viveva separato, l’amante incinta dell'analista stesso, l'amante della moglie dell'analista e un paziente dell'analista che aveva in passato minacciato una ragazza con un coltello.
Viviane, in congedo temporaneo per maternità, alla ricerca di se stessa, segue le persone implicate e interloquisce con loro, talvolta amichevolmente e talvolta arrivando invece perfino alle mani.
Viviane verrà ricoverata in un istituto psichiatrico quando il marito, che ha notato sulle sue braccia segni di violenza, la denuncerà alla polizia per ottenere la custodia della figlia. A quel punto Viviane, vedendosi sottrarre la bambina, avrà un crollo psichico e si autodenuncerà.

Ma è veramente lei la colpevole della morte dell’analista? Lasciamolo scoprire al lettore. Da parte nostra possiamo solo dire che il romanzo è scorrevole e si legge volentieri. Si apprezza il ribaltamento del cliché che vorrebbe che siano i figli a uccidere il padre o la madre; in questo caso a essere ucciso è l’analista e il mezzo potrebbero essere i coltelli ricevuti in regalo dalla madre di Viviane il giorno in cui si è sposata (ma non si dice che siano da evitare i regali appuntiti o taglienti perché porterebbero sfortuna?).

La voce narrante del romanzo viene spesso trasformata dalla terza alla prima persona con l’intento di rendere il personaggio di Viviane meno definibile, più delirante, un soliloquio logico in mezzo al nulla, come lo definisce Julia Deck. Per quanto l’intenzione dell’autrice sia lodevole, tuttavia il cambiamento di prospettiva spiazza talvolta il lettore che, disorientato, deve tornare da capo nella lettura del capitolo.
Più che all’intreccio criminale, che non ha un grosso spessore, l'intenzione dell'autrice era quello di attrarre il lettore con il racconto della follia in cui cade il personaggio ed in questo riesce benissimo. Viviane spia le altre persone sospettate dalla polizia alla ricerca della propria identità. Potremmo definire questo romanzo un giallo, non tanto -o non solo- psicologico, quanto psicoanalitico.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Viviane Elisabeth Fauville
  • Titolo originale: Viviane Elisabeth Fauville
  • Autore: Julia Deck
  • Traduttore: Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimondi Greco
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: Fabula
  • ISBN-13: 9788845928628
  • Pagine: 129
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

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