3 luglio 2013

La verità sul caso Harry Quebert - Joel Dicker

Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito.
Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che di lì a poco dovrebbe consegnare all'editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita:il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadevere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta.
Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.

Recensione

Marcus Goldman, il protagonista del romanzo, è un giovane scrittore che, dopo essere diventato una star milionaria per un esordio letterario sfolgorante, si trova in crisi d'ispirazione. Nel frattempo Harry Quebert, amatissimo ex professore universitario che aveva ricoperto per il giovane Marcus la figura di mentore, padre adottivo e amico (in una sorta di passaggio di consegne, lo aveva educato alla letteratura, facendo di lui lo scrittore di grido del nuovo secolo, come lui lo era stato in quello trascorso), viene sospettato dell'uccisione di una quindicenne, Nola Kellergan, avvenuta trentatré anni prima. Con lei, a trentaquattro anni, aveva avuto una relazione che gli aveva ispirato il suo romanzo di più grande successo: "Le origini del male". Marcus Goldman si reca quindi ad Aurora, paesino marittimo sulla costa del New Hampshire dove abita Harry, nella cui proprietà è stato trovato il corpo sepolto della ragazza, per aiutarlo a dimostrare la sua innocenza. Inizia così le indagini per scagionare l'amico che rischia la pena di morte nel caso venisse ritenuto colpevole. Il ritrovamento del cadavere della ragazza ha creato grande scompiglio nella minuscola comunità costiera, dove tutti si conoscono e, apparentemente, sanno tutto di tutti. Si potrebbe pensare che, per questo motivo, non dovrebbe essere difficile risalire al colpevole, ma pare invece che gli abitanti del paese abbiano ognuno qualche segreto da nascondere che li rende incapaci di raccontare tutto ciò che sanno. Anche il corpo di polizia non è immune da questo difetto, dato che, al momento della scomparsa di Nola, avrebbe dovuto procedere con maggior impegno nelle indagini. Lo stesso Harry Quebert è reticente a fornire le informazioni che potrebbero farlo scagionare e risulterebbe incomprensibile il suo comportamento, se non fosse almeno in parte giustificato per lo shock derivante dall'accusa infamante. In ogni caso, ogni volta che Marcus pensa di essere arrivato finalmente a trovare il vero colpevole, unitamente alla soluzione del caso, ecco che scopre a carico di altre persone indizi tali da vanificare ogni precedente ipotesi.

Si possono leggere recensioni entusiastiche per questo romanzo del ventottenne Joel Decker da parte dei lettori  francesi che ne hanno fatto un caso letterario, nonché da parte della critica del Corriere della Sera che lo giudica un capolavoro della letteratura moderna. Ma è veramente tale? Aspettative troppo elevate vengono in genere deluse.

Punto di forza di questo romanzo è senza dubbio la sua scorrevolezza. E' inoltre molto avvincente, con colpi di scena che si ripetono in continuazione ad un ritmo sempre più incalzante via via che le ipotesi di soluzione si susseguono. Siamo in presenza di un libro di quasi ottocento pagine che, per quanto avvincenti, si sarebbero sicuramente però potute ridimensionare, riducendo, ad esempio, i numerosi e piuttosto mielosi flash back amorosi di Harry, lo scrittore accusato ingiustamente, e Nola, la ragazzina minorenne dalla personalità complessa. Vi si trovano inoltre alcune ingenuità investigative che non si possono rivelare per non rovinare l'effetto sorpresa al lettore, ma che banalizzano la costruzione del giallo. Molte, infine, le reticenze dei testimoni che servono spesso solo a procrastinare la soluzione del caso.

Uno dei punti deboli dell'autore sono i dialoghi. Alcuni sono esageratamente inverosimili e provengono da personaggi troppo caricaturali, come quelli con la madre di Marcus Goldman. L'assillante premura nei confronti del figlio risulta ridondante e artificiosa. D'altronde bisogna convenire che tutte le figure femminili appaiono piuttosto stereotipate nel loro desiderio di accasarsi, pur tenendo conto che parliamo degli anni settanta.

Il romanzo si sofferma frequentemente sul mestiere dello scrittore, insistendo sistematicamente sui principi che dovrebbero regolarlo, ma tratta anche una tematica di maggior scalpore, quale quella della differenza d'età nelle relazioni sentimentali. A differenza del comportamento del professor Humbert verso Lolita, nell'omonimo libro di Nabokov, romanzo che peraltro non fa più scandalo, Harry Quebert aveva cercato di non lasciarsi sopraffare dal sentimento che lo spingeva verso la quindicenne Nola. Era stato solo quando lei aveva tentato il suicidio ritenendosi respinta, che lui, a quel punto, si era sentito giustificato a lasciarsi andare nel corrispondere all'amore della giovane. Ma chi poteva essere interessato ad uccidere una ragazzina incapace di vivere la propria età? In un crescendo di scoperte sul conto di Nola (apparentemente ben superiori a quelle di Lolita che, in fondo, aveva "solo" una "doppia vita", essendo l'amante di Quilty di nascosto dal suo patrigno professor Humbert), il lettore si trova davanti ad una serie di informazioni sul comportamento della ragazza chiaramente destinate a sorprenderlo. Stupisce che Harry Quebert, che conosceva alcuni dei precedenti di Nola, non ne faccia menzione a Marcus ed al suo avvocato al fine di discolparsi. La giustificazione per questo suo comportamento consiste nel fatto che anche lui ha un segreto oltremodo vergognoso e il suo silenzio ha quindi una finalità autopunitiva come forma di espiazione.

La sorte ha voluto che questo romanzo diventasse un caso editoriale, nello stesso modo dell'esordio di Marcus Goldman, e sicuramente di Decker, autore appena ventottenne, sentiremo ancora parlare: se è riuscito ad accattivarsi la simpatia dei lettori adesso, figuriamoci quando raggiungerà una maggiore maturità di scrittura.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
  • Titolo originale: La verité sur l'Affaire Harry Quebert 
  • Autore: Joel Dicker 
  • Traduttore: Vincenzo Vega
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788845273285
  • Pagine: 779
  • Formato - Prezzo: Brossura, sovracoperta - Euro 19,50 

5 Commenti a “La verità sul caso Harry Quebert - Joel Dicker”

  • 3 luglio 2013 14:05
    Peek-a-booK! says:

    Anche io ne avevo sentito parlare bene da una mia amica che l'aveva letto in lingua originale.
    Molto utile la tua recensione, credo ci farò un pensierino su questo libro :)

    Valentina
    www.peekabook.it

  • 3 luglio 2013 14:50
    emerson says:

    Quando l'avrai terminato di leggere, conferma o meno il giudizio.

  • 4 luglio 2013 22:16

    Fantastico, fantastico, fantastico libro. Un giallo ben articolato e una tanto profonda quanto azzeccata analisi del mestiere dello scrittore.

  • 18 luglio 2013 11:46
    Annalisa says:

    Scorrevole e avvincente perché per 350 pagine non sai che sia il colpevole e vorresti saperlo e per i trentacinque colpi di scena finali, d'accordo. Scritto in modo sciatto. Involontariamente (?) comico nei dialoghi citati con la madre e in molti altri:
    Non partire, Harry! In nome del cielo! Senza di te non sono più niente!”
    “[Cara]… A questo punto devo dirtelo… ti ho mentito sin dall’inizio… Io non sono uno scrittore famoso…
    [certo, è Stanilao Moulinsky in uno dei suoi piu' riusciti travestimenti].
    Ridondante e ripetitivo (volontariamente ripetitivo, ma ci si stufa, dopo un po').

    Due stelle sono fin troppe, secondo me :-)

  • 18 luglio 2013 14:46
    emerson says:

    Ovviamente le valutazioni sono diverse e un giudizio che sia una via di mezzo tiene conto dell'originalità e del tipo di scrittura. Apprezzo il paragone con Stanislao Moulinsky.

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